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Dipendenze, Italia tra prime 5 a soffrirne di piu' in Europa

Janiri, siamo gia' primi per consumo di cannabis

28 marzo, 16:14

Alcol fumo, gioco, sesso, droghe: gli italiani non si fanno mancare niente quanto a dipendenze. Siamo infatti tra le prime 5 nazioni europee per questo tipo di patologie. A spiegarlo è Luigi Janiri, professore di Psichiatria presso l'Università Cattolica di Roma e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (Spi).

''Esistono molte forme di dipendenza - evidenzia - e la loro ricaduta sociale è elevatissima. La dipendenza da alcol ha un'alta prevalenza in Europa con più di 14 milioni di persone colpite ogni anno. Solo in Italia gli alcoldipendenti sono circa 1 milione e più di 8 milioni di persone sono considerate bevitori a rischio. Un fenomeno in crescita soprattutto fra i giovani, vittime anche di poliabuso''. In aumento anche i giocatori d'azzardo patologici, che si stima siano lo 0,5-2,2% della popolazione italiana (da oltre 300mila a oltre 1,3 milioni persone colpite), mentre il 7% degli italiani tra i 15 e 64 anni ha provato ad assumere cocaina almeno una volta nella vita, e il 2,1% ammette di averne consumato nel corso dell'ultimo anno. ''Considerando la fascia di popolazione che va dai 15 ai 64 anni - continua Janiri - siamo al primo posto in Europa (14,3%) per consumo di cannabis nell'ultimo anno e al secondo posto (6,9%) dopo la Spagna (7,6%) per uso della cannabis nell'ultimo mese. Terzi (32%) dopo Danimarca (32,5%) e Spagna (32,1%) se si considera il consumo di cannabis almeno una volta nella vita''.

L'aumento delle dipendenze si spiega, secondo Janiri, con ''la crescita dei fattori di disagio sociale - prosegue - Come terapia di riabilitazione si punta a colloqui motivazionali e lavoro in gruppo come modello di aiuto, un po' come gli alcolisti anonimi, con il supporto di counsellor e psicologi''.

Il gruppo rinforza la motivazione a smettere e aiuta il soggetto a prevenire le ricadute, identificando le situazioni di rischio esterno. ''La psicoterapia psicodinamica è invece lo strumento che consente - conclude - di comprendere le motivazioni profonde della fragilità dell'Io della personalità dipendente, incapace di rimandare la gratificazione e tollerare la frustrazione''.

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