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Autismo: quel padre scelto nella terra degli 'stranieri'

In 'Una notte ho sognato che parlavi' Nicoletti racconta silenzi

28 febbraio, 15:11
Il giornalista e scrittore Gianluca Nicoletti con suo figlio Il giornalista e scrittore Gianluca Nicoletti con suo figlio

ROMA - A volte puo' capitare che certi sorrisi, piu' di altri, aprano un mondo, che certi abbracci siano piu' ''forti'', che il tempo passato insieme sia fatto di una condivisione di silenzi, gesti e rituali che uniscono infinitamente. E' questo che puo' succedere tra un ragazzo autistico e il suo papa', scelto nella terra degli ''stranieri'', l'unico per il quale inaspettatamente si sono aperte le porte del cuore e chiuse almeno in parte quelle dell'indifferenza. I due parlano un linguaggio che forse al resto del mondo potra' risultare criptico, cifrato, ma che in fondo e' il piu' semplice di tutti: quello di un amore profondo.

E' questo il tema di ''Una notte ho sognato che parlavi'', un libro di Gianluca Nicoletti (edito da Mondadori).

Non c'e' spazio per la ricerca della compassione nella vita del papa' di un ragazzo autistico, costellata spesso di difficolta': all'apertura di spazi emotivi immensi fanno da contraltare bruschi, a volte bruschissimi ritorni alla realta'.

C'e' un ragazzo che fisicamente cresce bene ma che necessita di essere seguito passo passo. C'e' una famiglia che a causa di questo problema puo' rischiare di sgretolarsi. C'e' un mondo, quello circostante, di diritti negati che a volte possono diventare soprusi.

E' questo che ci viene raccontato nel volume, che come spiega l'autore, giornalista de La Stampa e voce nota di Radio 24, ''e' costato molto di pancia, poco nella scrittura'', dove si racconta la storia di un ''equilibrio temporaneo'' in cui qualcosa per forza in futuro dovra' cambiare con la finalita' di '' dare uno spiraglio a tante famiglie con figli autistici che di voce fino adesso non hanno avuto voce''.

E' la felicita' quello che Nicoletti dice di augurarsi per il futuro di suo figlio, ma e' un progetto quello a cui pensa, come a un'utopia (ma forse non troppo), nel capitolo finale del suo libro. La chiama 'Insettopia', richiamandosi al film Zeta la formica, cult movie del suo ragazzo: una citta' nella citta' , in cui convogliare le risorse finanziarie disponibili per progetti concreti, mirati a far stare meglio Tommy e tanti altri ragazzi come lui e a formare conoscenze e operatori specializzati. (ANSA).

 

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