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Nausea e vomito da chemio ancora non ben trattati

Se mal gestiti, effetti avversi possono compromettere esito cure

27 dicembre, 13:22
(ANSA) - ROMA, 27 DIC - Nausea e vomito indotti da terapie oncologiche come la chemio ancora non sono trattati a sufficienza e con le terapie piu' risolutive in Italia: infatti, l'applicazione delle Linee guida nel controllo di questi sintomi avviene in media solo nel 29% dei casi, nel 55% per la fase di emesi acuta, nel 46% per il vomito tardivo. E' quanto dimostra uno studio osservazionale (PEER - Registro Paneuropeo per l'Emesi) che ha valutato la risposta di 1.128 pazienti in chemioterapia che seguono o meno la profilassi antiemetica coerente con le Linee guida (GCCP), basata su antiemetici di nuova generazione, come 'aprepitant'.

I risultati non buoni che emergono da PEER ''ci dicono che ancora oggi gli oncologi non sono sufficientemente sensibilizzati al controllo di questo tipo di tossicita''', spiega Domenica Lorusso dell'Unita' Operativa di Oncologia ginecologica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano. Dallo studio emerge anche che, confrontando il gruppo di pazienti sottoposti all'appropriata profilassi antiemetica secondo Linee guida con il gruppo cui non era somministrata la terapia antiemetica adeguata, si assiste a una significativa riduzione della nausea e del vomito nel primo gruppo, che si traduceva in una riduzione del numero di accessi e visite specialistiche ospedaliere nei 5 giorni successivi alla somministrazione della chemioterapia.

Dare una terapia contro nausea e vomito non e' importante solo per salvaguardare la qualita' di vita dei pazienti, ma anche per garantire il buon esito della chemioterapia, infatti se il malato va incontro a effetti avversi, l'oncologo puo' vedersi costretto a ridurre la dose della successiva chemioterapia, con le conseguenze che un non mantenimento dell'intensita' di dose potrebbe avere sull'outcome oncologico.

Inoltre, un paziente che vomita per giorni deve spesso, durante l’episodio acuto, essere ricoverato per la necessaria idratazione; se poi gli episodi si ripetono, a lungo termine possono provocare un peggioramento delle condizioni cliniche generali che rendono molto difficile e spesso impossibile la prosecuzione della terapia anticancro''. (ANSA).

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