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3.000 bambine in Italia rischiano infibulazione

Madri impongono rispetto costumi paesi origine

06 febbraio, 12:25
3.000 bambine rischiano infibulazione 3.000 bambine rischiano infibulazione

Sono nate in Italia ma per rispettare le tradizioni, non religiose ma culturali, dei Paesi d'origine dei genitori, rischiano di essere infibulate. E' il destino a cui possono andare incontro fino a tremila bambine attualmente residenti in Italia, secondo uno studio dell'ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, diffuso in occasione della Giornata Mondiale delle mutilazioni genitali femminili che ricorre oggi.

"Il nostro studio ha incrociato i dati delle donne immigrate provenienti da Paesi a forte tradizione scissoria - afferma all'ANSA Aldo Morrone, direttore generale del San Camillo-Forlanini - con quelli epidemiologici delle bambine nate in Italia da famiglie provenienti dalle quelle aree del mondo e abbiamo scoperto che circa 2.000-3.000 bambine rischiano di essere infibulate".

L'infibulazione è una pratica diffusa nel Corno d'Africa, in Egitto, Sudan e Mali che consiste nell'asportazione di parti dell'organo genitale con successiva cauterizzazione che non di rado provoca infezioni e problemi al momento del parto. "In tutti i grandi ospedali italiani si sono osservati casi di donne infibulate arrivate al parto in condizioni critiche" e ci sono anche richieste di giovani donne che vogliono essere infibulate.

Uno dei casi osservati da Morrone riguarda "una ragazza di origine somala che chiedeva di essere infibulata ma in Italia è proibito per legge (ed è punito con la reclusione fino a 12 anni). Dopo un anno l'abbiamo rivista. Aveva fatto l'intervento in Svezia, pagando, ed è tornata in ospedale perché le ferite le avevano creato problemi".

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