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Ortoressia, quando ossessione cibo diventa malattia

Piu' colpiti uomini di donne, podio a Milano Roma e Torino

14 aprile, 18:21
Ortoressia, quando ossessione cibo diventa malattia Ortoressia, quando ossessione cibo diventa malattia

(di Claudia Coletta)

ROMA - Non c'è dubbio che mangiare sano sia una delle azioni più importanti per la salute delle persone, ma quando diventa estremo può tramutarsi in disturbo, in una patologia ossessivo-compulsiva, chiamata Ortoressia. Secondo recenti dati diffusi dal Ministero della Salute, sarebbero oltre 3 milioni gli italiani con disturbi alimentari e di questi circa il 15% soffrirebbe del disturbo, con una netta prevalenza degli uomini (11,3%) rispetto alle donne (3,9%). Tra le principali città italiane dove questa patologia rischia di diffondersi a macchia d'olio, al primo posto si colloca Milano (33%), al secondo Roma (27%), il podio è completato da Torino (21%). È quanto emerge da un'indagine promossa da Nutrimente, associazione per la prevenzione, la cura e la conoscenza dei disturbi del comportamento alimentare, condotta su circa 1200 italiani tra uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni. Secondo Steven Bratman fondatore del termine nel lontano 1997, e conoscitore del problema, tra i comportamenti tipici presenti dell'ortoressia vi sono: "lo spendere più di tre ore al giorno a pensare al cibo, selezionandolo più per i benefici sulla salute che per il gusto, il sentirsi in colpa qualora non si segua la dieta abituale, il sentirsi padroni di se stessi solo se si mangia nel modo ritenuto corretto".

Tutti fattori che permettono di collocare l'Ortoressia nella categoria delle nuove dipendenze a carattere ossessivo-compulsivo e distinguerla da altre patologie, in cui la fissazione è relativa alla qualità, più che alla quantità del cibo ingerito, come nell'Anoressia o della Bulimia. "L'ortoressico non va dal medico per farsi curare perche' semplicemente non si sente un malato, si considera una persona sanissima, sviluppa una vera e propria fobia per i cibi e fa una dieta molto restrittiva che lo porta all'isolamento sociale", spiega Lucio Rinaldi, psichiatra dell'Università Cattolica e responsabile dell'Area dei disturbi del comportamento. Lo psichiatra sottolinea l'importanza del ruolo che hanno i familiari e le persone che ruotano intorno agli ortoressicci:" spesso scopriamo che in famiglia ci sono genitori affetti da questa patologia curando i bambini che di solito presentano delle sofferenze fisiche dovute dalla mancanza di una dieta sana, solo allora intercettiamo un malato di ortorossia e non e' detto che il paziente spontaneamente si lasci curare".

Curare l'ortoressia quindi non è un'impresa semplice anche alla luce delle nuove convinzioni che il cibo non e' piu' quello di una volta: "gli ortoressici si sentono superiori a chi non ha un simile autocontrollo - conclude lo psicologo- sono come i vigoressici, ossessionati dalla forma fisica che in questo caso si manifesta con la potenza dei muscoli. A differenza di altre patologie alimentari quella dell'ortorossia e vigoressia si manifesta dopo l'adolescenza".

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