Migranti, titolo di mediatore culturale a rifugiati

Lavorano nel Cara Bari-Palese, 10 anni fa lasciarono loro terra

(ANSA) - BARI, 20 GIU - Dalla fuga attraverso il deserto dell'Afghanistan alla protezione internazionale e, oggi, al conferimento della qualifica, riconosciuta per la prima volta in Italia, di mediatori interculturali. Nella Giornata Mondiale del Rifugiato, l'Università di Bari ha consegnato l'attestato ai due cittadini afghani Wali Hassanzara e Nabi Muhammad Sadat, al termine del progetto di certificazione delle competenze del C.A.P. dell'Ateneo barese.
    L'occasione è stata la festa d'estate organizzata nel cortile dell'Università Aldo Moro alla presenza del rettore, Antonio Uricchio e dell'assessore alla formazione e lavoro della Regione Puglia, Sebastiano Leo.
    I due mediatori afghani, che oggi lavorano nel Cara di Bari-Palese, quasi un decennio fa hanno lasciato la loro terra per raggiungere l'Italia. I loro viaggi sono durati mesi, a piedi nel deserto, poi su mezzi di fortuna attraversando i paesi balcanici fino alla Grecia e infine a bordo di un barcone sulle coste pugliesi. Wali ora vive a Bari con moglie e tre figli, la più piccola nata qui. Nabi, invece, è ancora lontano dalla sua famiglia, moglie e sei figli che attualmente si trovano in Pakistan. Quelle dei due mediatori interculturali afghani sono soltanto due delle storie raccontate oggi nell'Università di Bari, che ha voluto organizzare questo evento "per dimostrare che percorsi formativi mirati e la cultura del 'capitale umano' - ha detto il rettore - contribuiscono concretamente all'innovazione della società". "Vogliamo promuovere un modello di università a vocazione internazionale - ha detto ancora Uricchio - che si coniughi con i valori dell'integrazione e dell'inclusione, attraverso il confronto sui temi dell'interculturalità". All'evento ha partecipato anche la rappresentante della Banca Mondiale Harriet Mugera, che ha raccontato il progetto sull'integrazione nato un anno e mezzo fa allo scopo di raccogliere informazioni nei Cara di Puglia, Sicilia, Lombardia, Lazio e Grecia, con interviste ai richiedenti asilo "che ora saranno utilizzate - ha spiegato l'economista - per costruire modelli di integrazione efficaci, perché dietro ogni intervista c'è una storia e servono percorsi di inclusione personalizzati".(ansa). yb2

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