• San Severo abbraccia il suo carabiniere Vincenzo Di Gennaro ucciso. Presenti anche Conte, Fico, Trenta e Lezzi - VIDEO

San Severo abbraccia il suo carabiniere Vincenzo Di Gennaro ucciso. Presenti anche Conte, Fico, Trenta e Lezzi - VIDEO

Tricolore a mezz'asta, listato a lutto. Accanto al feretro il padre, la sorella e la compagna. Indagato muto, resta in carcere

"Giustizia per Vincenzo". Ha urlato una donna dai banchi della cattedrale mentre lentamente il feretro abbandonava la navata centrale della Chiesa di Santa Maria Assunta. Un lungo applauso ha accompagnato l'uscita della bara dalla chiesa dove, dopo la cerimonia, il premier Giuseppe Conte si è avvicinato alla famiglia Di Gennaro per stringere in un lungo abbraccio la sorella Lucia e il padre Luigi. Poi ha conversato per qualche minuto con l'arcivescovo Santo Marcianò che ha officiato la funzione religiosa insieme al vescovo della diocesi di San Severo, monsignor Giovanni Checchinato. Anche il presidente della Camera, Roberto Fico ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia Di Gennaro. Hanno partecipato alla cerimonia oltre ai ministri della difesa, Elisabetta Trenta, e del Sud, Barbara Lezzi, il capo di Stato maggiore della Difesa, gen. Enzo Vecciarelli e il comandante generale dell'arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri.

PRIMA DEL FUNERALE, LA CAMERA ARDENTE - Tricolore a mezz'asta, listato a lutto. Si è aperta così la camera ardente in onore del maresciallo Vincenzo Di Gennaro, il carabiniere ucciso a Cagnano Varano, allestita nella sala consigliare di Palazzo Celestini, sede del Comune di San Severo. Ad accogliere il feretro, il comandante interregionale dell'Arma dei Carabinieri, il generale di Corpo d'armata Vittorio Tomasone, e il comandate provinciale dei carabinieri colonnello Marco Aquilio. Presente anche il sindaco di San Severo Francesco Miglio, accompagnato dalla sua giunta e seguito dal gonfalone della città.
    Accanto alla bara coperta dal tricolore, i familiari del maresciallo Di Gennaro: il padre Luigi, la sorella Lucia e la compagna Stefania Gualano. 

Negozi con le saracinesche abbassate a metà e coccarde tricolore listate a lutto esposte all'ingresso. I commercianti di San Severo hanno risposto in massa all'appello del sindaco Francesco Miglio che, oltre a proclamare il lutto cittadino, aveva invitato tutti gli esercenti ad abbassare le serrande. Si è creata sin dalle prime ore del mattino davanti alla camera ardente allestita a Palazzo Celestini sede del comune di San Severo una fila composta di parenti, conoscenti o comuni cittadini.

Presenti anche tantissimi giovani che a San Severo hanno voluto dare l'ultimo saluto al maresciallo Vincenzo Di Gennaro nella camera ardente. "Era un nostro concittadino - afferma Cristiano, un ragazzo che frequenta il liceo scientifico e che questa mattina insieme ai suoi compagni si è radunato davanti a Palazzo di Città in attesa di omaggiare la salma del maresciallo ucciso sabato scorso - di tanto in tanto si vedeva in città. Non lo conoscevamo, ma è nostro dovere, da suoi concittadini, venire qui a porgergli l'ultimo saluto". "È importante - dice ancora - che a scuola vengano dedicate delle ore di studio alla legalità e all'Educazione civica". "Se persone che indossano la divisa vengono uccise - aggiunge una compagna di classe, Simona - questo alimenta in noi il senso di insicurezza". 

Alla messa, alle 16.30 nella cattedrale di San Severo, partecipano anche il premier Giuseppe Conte e il presidente della Camera Roberto Fico. A San Severo anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e il ministro per il Sud Barbara Lezzi. 

Al suo ingresso in chiesa il feretro è stato accolto da un lunghissimo applauso. Sulla bara il Tricolore e il berretto indossato dal maresciallo Di Gennaro.

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"Il maresciallo dei carabinieri c'è e c'è sempre soprattutto nei piccoli centri che sono il nervo della nostra società. Questa sembra la fotografia di Vincenzo, e questo ci da ulteriore forza e ulteriore convincimento a dover continuare ad operare". È quanto affermato dal comandante generale dell'Arma dei carabinieri, gen. Giovanni Nistri al termine del funerale del maresciallo Vincenzo Di Gennaro. "Mi tornano in mente le parole del padre del maresciallo, il signor Luigi: 'non perderò mai la fiducia nello Stato'. Questo è il motivo per cui a nome di tutta l'Arma dei carabinieri devo ringraziarla, a lei a Stefania e a Lucia. Tutta questa certezza nei valori dello Stato sono i valori che avete trasmesso a Vincenzo. La storia professionale di Vincenzo è semplice, perché a quasi 23 anni ha fatto una scelta ed è entrato nell'Arma. Due anni dopo è stato destinato in una terra difficile e dura, in Calabria dove è stato per dieci anni. Poi è tornato nella sua terra che lo ha accolto fino all'ultimo giorno. Tre cose ho capito di Vincenzo: era un uomo di fede, che credeva in San Pio, che credeva nella famiglia e che credeva nella propria squadra, la Juventus". "Semplicità e umiltà - ha concluso - sono due modi per declinare l'essenza di questo carabiniere". 

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