Ilva, riparte tavolo. Di Maio cerca soluzione condivisa

"Domani dopo incontro con Mittal situazione più chiara"

(ANSA) - ROMA, 18 GIU - Bisognerà aspettare almeno altre 24 ore per sapere qualcosa di più certo sul destino dell'Ilva e dei suoi circa 14mila lavoratori. Ancora un giorno, per capire se gli stabilimenti continueranno a produrre acciaio o smetteranno di lavorare. Il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, ha infatti preso in mano il dossier e incontrato oggi le prime parti in causa, ma solo domani dopo aver parlato con le associazioni ambientaliste e soprattutto con il "potenziale acquirente" Arcelor Mittal "avrò la situazione più chiara", ha dichiarato lui stesso al termine di un'intensa giornata di incontri. Il tavolo con i sindacati e quello con gli enti locali (prima il presidente della Regione Puglia, poi il sindaco e il prefetto di Taranto), sono stati caratterizzati - a detta di tutti i partecipanti - dalla cordialità e dall'ascolto, ma il livello di discussione è rimasto ancora molto interlocutorio. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci (Pd), resta convinto che la chiusura dello stabilimento sia difficile da immaginare e prima di fermare tutto "e aspettare utopiche ventennali bonifiche, non si sa con quali coperture" preferisce restare coi piedi per terra, contento che anche il ministro Di Maio "abbia questo approccio". Molto più sollevato è invece apparso il governatore della regione Puglia, Michele Emiliano (Pd), che - soddisfatto della "connessione ricostruita col Mise" - ha prima annunciato di "non fare sconti a nessuno, nemmeno a Di Maio" ma poi non ha escluso nessuna ipotesi, nemmeno quella della chiusura dello stabilimento tarantino, sebbene in questo caso occorrebbe "una quantità di denaro enorme, che ovviamente preveda non solo tutte le bonifiche ma anche la costruzione di alternativa industriali". Ai sindacati dei metalmeccanici poi il ministro Di Maio ha assicurato che qualunque decisione sarà presa sull'Ilva, non si tratterà di una scelta unilaterale, ma frutto di un accordo condiviso e che salute e lavoro non possono più essere messi in contrapposizione. L'idea della segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David, è che "l'unico modo per salvaguardare l'ambiente sia che l'Ilva continui a produrre, perché chiudere significherebbe nessun investimento sul risanamento ambientale". D'accordo con lei anche Rocco Palombella, segretario della Uilm, che ha sottolineato come fra i lavoratori ci sia molta preoccupazione e manchi invece "questo sentir comune per cui tutti si beano per la chiusura degli stabilimenti". Bisogna "fare presto", ha poi ricordato Marco Bentivogli segretario generale della Fim Cisl, aggiungendo che il lavoro pregresso (fatto dall'ex ministro Calenda) verrà tenuto in considerazione. Il primo luglio infatti ArcelorMittal, la multinazionale indoeuropea leader della siderurgia mondiale vincitrice della gara per la cessione dell'Ilva, potrà infatti diventare a tutti gli effetti padrona della fabbrica.(ANSA).
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