Azzollini e le minacce alle suore, 'Da oggi comando io'

Le carte dell'inchiesta di Trani

"Da oggi comando io. Se no, vi p...in bocca". Nel luglio del 2009 il presidente della Commissione bilancio del Senato Antonio Azzollini irruppe nella sede della Casa della Divina Provvidenza e si rivolse in questi termini alle suore: da quel momento divenne il "capo" indiscusso dell'associazione che ha portato al "saccheggio" delle casse dell'Ente. Trasformando la Congregazione in un "vero e proprio feudo" oggetto di "dominio incontrastato" esercitato, ancora oggi, attraverso uomini di fiducia. Sono accuse pesanti quelle che il Gip di Trani rivolge al senatore Ncd, tanto da richiederne l'arresto alla Giunta per le immunità del Senato. Associazione a delinquere e induzione indebita a dare o promettere utilità sono i reati ipotizzati nei suoi confronti dal giudice che lo ritiene autore di un "colpo di stato" attraverso il quale è stata messa in piedi una "gestione parallela e occulta" della Congregazione: è il "capo indiscusso e indiscutibile dell'associazione a delinquere che imperversa sulla Casa della Divina Provvidenza da almeno cinque anni". Il suo controllo inizia proprio in quel luglio 2009, quando fa irruzione nella sede della Divina Provvidenza a Bisceglie.

L'episodio lo racconta ai pm Attilio Lo Gatto, dipendente di una delle ditte che lavoravano con la Congregazione e che quel giorno era presente. "Belsito (uomo di fiducia di Azzollini, ndr) si intrometteva in tutte le cose che accadevano e imponeva ciò che il senatore Azzollini gli diceva di fare - ha messo a verbale l'uomo - posso usare le parole che ho sentito...io ho sentito il senatore dire queste parole: 'da oggi in poi comando io, se no, vi p... in bocca'. Io ero nella stanza di mio padre e Azzollini è andato dentro la direzione generale e, gridando ha detto queste parole". Il senatore, però, nega. "Mai pronunciate frasi di questo tipo, ci mancherebbe altro". Quel che è certo, per la procura di Trani, è che da quel momento le cose cambiano. Azzollini affida il controllo a tre 'fedelissimi': prima a Angelo Belsito e Rocco Di Terlizzi, poi, dal luglio 2013 a Giuseppe Domenico De Bari. "Il gruppo di potere - scrive il Gip - ha imposto le decisioni relative ai più importanti atti della congregazione. L'istituto diventa dunque una merce di scambio per ottenere favori di varia natura e un fertile humus per interessi illeciti a tutti i livelli della società, dal mondo della sanità a quello dell'imprenditoria, dal mondo politico a quello religioso".

Sono quindi il senatore e i suoi uomini che si occupano ad esempio di chi deve essere assunto. Lo racconta ai pm un ex dirigente dell'Ente. "Hanno fatto assunzioni selvagge...dal 2007 al 2010-11 hanno assunto circa 260 persone...non si erano limitati a un numero, diciamo così, che poteva essere accettabile". Ma non solo. Azzollini e gli altri scelgono i fornitori, compiono "epurazioni per compiacere i politici", dettano linee strategiche e impartiscono ordini, gestiscono i rapporti con le banche. E selezionano il personale da tagliare: "quello vuole vedere i cazzi dei nomi, sempre..." dice al telefono il direttore generale Dario Rizzi all'avvocato Battiante, che risponde in modo chiarissimo. "Cercate di evitare i molfettesi, solo questo ha chiesto". Niente di tutto questo è stato fatto per salvare la Divina Provvidenza. "Azzollini non ha operato quale benefattore, bensì esclusivamente per mantenere in vita un Ente che per lui costituiva un importante fucina di consenso politico-personale".

Assunzioni e favori in cambio di voti, dunque. Ed è sempre questo il motivo che lo spinge a promuovere provvedimenti "ritagliati" ad hoc per la Congregazione, come la proroga della sospensione degli oneri fiscali e previdenziali. Il suo 'potere occulto', stando alle accuse, non si è ancora esaurito. Perché il presidente della Commissione Bilancio starebbe "orchestrando manovre", scrive il Gip, per "affiancare" al commissario straordinario nominato dal Mise altri due soggetti "di suo gradimento". E perché "continua ad operare sulla gestione dell'ente, conservando immutato il proprio incisivo e penetrante controllo su tutte le decisioni". Ecco perché , secondo i giudici, deve essere arrestato.

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