COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale CONSIGLIO REGIONALE VENETO

CRV - Vice Presidente Pigozzo: "Abbattere gli stereotipi e modificare l'approccio culturale"

per prevenire e contrastare la violenza di genere

CONSIGLIO REGIONALE VENETO

Sociale - Vice Presidente Pigozzo: "Per prevenire e contrastare la violenza di genere serve innanzitutto abbattere gli stereotipi e modificare l'approccio culturale"

(Arv) Venezia 29 nov. 2019 -       “Per prevenire e contrastare seriamente la violenza di genere, serve uno sforzo culturale da parte di tutte le componenti sane della nostra società, per vedere le donne sotto una dimensione diversa, più totalizzante, che riesca a comprendere appieno il loro essere ‘persone’ e non un oggetto di proprietà maschile. Dobbiamo innanzitutto abbattere lo stereotipo, legato strettamente a una certa sotto cultura maschilista che, soprattutto in Veneto, ma un po’ ovunque, vede la donna ancora occupare una posizione di secondo piano, sia in ambito familiare che lavorativo, troppo spesso costretta nel ruolo di casalinga, madre, moglie tuttofare, a cui sembra normale chiedere di sacrificare i propri desideri, ambizioni, sogni, anche di crescita professionale, in nome della famiglia e in ragione dell’uomo che le vive accanto. E’ anche da questi preconcetti maschilisti che nasce e si conserva il germe che poi, magari accompagnato da altre cause scatenanti, porta alla violenza sulle donne”.

Questa la riflessione del Vice Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Bruno Pigozzo, maturata dopo aver portato i saluti istituzionali, questa mattina, in occasione del Convegno “La complessità del sistema penitenziario: occuparsi degli uomini che agiscono violenza di genere”, che si è tenuto presso l’Auditorium Padiglione G. Rama, Ospedale dell’Angelo, a Mestre, organizzato dal Garante dei diritti della persona della Regione del Veneto, dott.ssa Mirella Gallinaro, in collaborazione con il Provveditore PRAP di Veneto, Friuli V.G. e Trentino Alto Adige, dott. Enrico Sbrigliaza. 

“Negli ultimi anni – ricorda il Vice Presidente - la violenza di genere è cresciuta in modo preoccupante e sempre più donne ne sono vittime, spesso silenziose, perché non ci sono solo i femminicidi e le lesioni personali, che ne rappresentano la manifestazione più eclatante, occupando le pagine dei giornali e gli spazi televisivi; spesso le donne sono costrette a subire violenze psicologiche, morali, altrettanto gravi, che non lasciano traccia esterna ma che feriscono in profondità il loro animo e ne minano, sovente per sempre, un sereno sviluppo della loro personalità. E’ necessario che tutte le Istituzioni presenti sul territorio portino avanti una efficace azione di prevenzione, caratterizzata da interventi di sensibilizzazione e di formazione nelle nostre famiglie, nelle scuole, in tutti gli ambiti educativi, sportivi, culturali, religiosi. Perché gli uomini che si sono macchiati di reati di violenza di genere e che scontano nelle nostre carceri la loro pena, rappresentano solo una piccola parte di un fenomeno molto più esteso e complesso. Quanti insospettabili padri di famiglia, nel segreto delle mura domestiche, commettono soprusi e violenze nei confronti delle loro compagne? Viene richiesto un profondo cambiamento culturale all’interno della società civile, per trasmettere alle giovani generazioni, ai nostri figli, il senso e il grande valore del rispetto reciproco, del rapportarsi tra loro con educazione, continenza espressiva, capacità di ascolto e di dialogo. Solo se sapremo investire in questi importanti e mai scontati valori, domani potremmo crescere adulti più responsabili, migliori, capaci di relazionarsi alle donne con rispetto, senza dover ricorrere a forme di violenza per affermare il proprio ‘io’”.

“Ma è altrettanto necessario abbattere lo stereotipo per cui sono gli stranieri che, nella grande maggioranza dei casi, si macchiano dei reati di violenza sessuale o, comunque di genere – ribadisce in conclusione Bruno Pigozzo -  I numeri ci dimostrano infatti il contrario: i detenuti nelle carceri del Triveneto, rei di femminicidio, sono 109, su un totale di 2525 carcerati; di questi 109, gli italiani sono 60, 52 solo in Veneto, ovvero più della metà. Ancora: i detenuti per violenza sessuale sono 182, di cui ben 84 italiani; 140 sono invece i carcerati che hanno compiuto maltrattamenti in famiglia, di cui 77 italiani. Questi numeri devono far riflettere, innanzitutto per calibrare in modo corretto gli interventi di accompagnamento e di supporto, durante la detenzione, verso gli uomini autori di violenza di genere, per recuperarli alla società civile. Ma ribadisco, la violenza sulle donne la combattiamo solo se facciamo prevenzione e, pertanto, se cerchiamo di cambiare una mentalità e un approccio culturale sul tema, ormai arcaici e legati ad assurdi stereotipi”.

 

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