COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale CONSIGLIO REGIONALE VENETO

CRV - "Convegno sull'analisi del fenomeno del femminicidio"

a palazzo Ferro Fini

CONSIGLIO REGIONALE VENETO

Violenza sulle donne - A palazzo Ferro Fini il convegno “Femminicidio. Prevedere è possibile?”

(Arv) Venezia 15 giu. 2017 - Si è svolto oggi, a Venezia, presso palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, il convegno dedicato al tema “Femminicidio. Prevedere è possibile?”, un’occasione per analizzare le cause di un fenomeno che rappresenta una forma di emergenza criminale a forte impatto sociale. La giornata di approfondimento, che ha visto la partecipazione di un rappresentante del Consiglio regionale della Sardegna, è stata introdotta dal Presidente dell’Assemblea legislativa veneta, dagli Assessori ai servizi sociali e alle pari opportunità e dal Vicepresidente della Quarta commissione consiliare, con i contributi della criminologa Flaminia Bolzan e della Consigliera di parità Sandra Miotto. Relatori del convegno, la psicoterapeuta Vera Slepoj e il magistrato Carlo Nordio. Il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, nel corso della sua introduzione, ha ricordato che, alla base del fenomeno del femminicidio, vi è “un autentico muro che impedisce a varie realtà di considerare la violenza di genere come fenomeno da denunciare, contrastare, prevenire ed eradicare: in troppe culture si interpretano i danni subiti dalle donne come se non fossero tali, vengono distorte le cause e le motivazioni, si negano le conseguenze. In troppi casi si giunge persino a sostenere che c’è chi la violenza se l’è andata a cercare. Non è così e non deve nemmeno rassicuraci l’indagine dell’Oms per cui la media degli omicidi di donne in Italia, in costante calo dal 1970, è al di sotto della media europea e che il tasso di mortalità violenta è passato da 0.6 casi su 100.000 a 0.39 su 100.000 nel 2008: in realtà negli ultimi anni c’è stata una recrudescenza del fenomeno, forse determinata da un aumento delle denunce, perché molte donne hanno trovato la forza e il coraggio di denunciare ciò che in passato era fonte di vergogna da nascondere”. “Il quadro è negativo - ha dichiarato il magistrato Carlo Nordio - nel senso che i reati di questo genere sono in aumento, un aumento determinato anche dall’incremento delle denunce da parte delle vittime di violenza. Tuttavia, la sola repressione del fenomeno non basta; è necessario prevenire la violenza sulle donne con adeguati strumenti tecnologici e giuridici: una delle soluzioni possibili è il braccialetto elettronico, uno strumento previsto dalla legge che ha trovato applicazione nella realtà veneziana. Un’altra soluzione, punire i magistrati che non si dimostrano abbastanza sensibili dinanzi al problema, dopo aver accertato eventuali negligenze o colpevoli inerzie: in questi casi, il magistrato va colpito nella carriera, al limite dev’essere rimosso; una punizione patrimoniale non sarebbe efficace perché il magistrato gode di copertura assicurativa”.“È cambiata la struttura della famiglia - ha rilevato la psicoterapeuta Vera Slepoj - e l’organizzazione sociale; di fatto, il femminicidio diventa la parte più evidente dell’incapacità di trovare strumenti e di elaborarli in modo alternativo da parte di soggetti che devono vivere una separazione, un lutto o una frustrazione. Il fenomeno è anche sintomo di un tessuto sociale che ha perso i suoi punti di riferimento, un’alienazione del nostro sistema che non funge più da contenitore in grado di controllare questo genere di comportamenti. Molto spesso, si tratta di relazioni sentimentali caratterizzate dalla solitudine, di coppie che hanno difficoltà di relazione, situazioni che rendono complessa la stessa applicazione delle norme volte alla prevenzione: serve anche un’educazione all’emotività e all’affettività per affrontare con strumenti adeguati la conclusione del rapporto uomo-donna”.“Fondamentale sarà il reinserimento di queste donne che hanno subito violenze, e quindi particolarmente fragili, nel mondo del lavoro - ha rilevato Sandra Miotto, Consigliera regionale di parità del Veneto, nominata con Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con funzioni di promozione e di controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza, opportunità e non discriminazione tra donne e uomini - soluzione che può essere attuata mettendo in relazione le imprese e i centri dove le donne vengono accolte. Inoltre, le imprese devono ricevere agevolazioni finalizzate all’inserimento: sarà così possibile restituire a queste donne un’autonomia, autonomia che significa anche avere una casa propria, e quindi favorire il passaggio da una ‘casa rifugio’ a una casa personale dove, una volta riconquistata l’indipendenza economica, ricostruirsi una vita”.

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