COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale Pagine Sì! SpA

Michela Demuro, ortottista: «Attenzione all’occhio pigro, fare la visita nel primo anno di età»

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L’ortottica è un ramo dell’oculistica che si occupa della valutazione dei deficit che colpiscono l'apparato visivo e mira alla loro riabilitazione tramite esercizi specifici per l’occhio o con la classica bendina. È proprio in questo settore che opera la dott.ssa Michela Demuro, ortottista, assistente in oftalmologia e presidente della sezione sarda di AIOrAO (associazione ortottisti italiana). La sua carriera è iniziata nel 2009, dopo la laurea, con l’avvio di una collaborazione, che si estende a tutt’oggi, con un grande centro di Cagliari che si avvale di tecnologie innovative: «Svolgo un lavoro di cooperazione e collaborazione con l’oculista presso cliniche private e convenzionate. Ci occupiamo praticamente di visite oculistiche classiche, esami strumentali e degli interventi agli occhi di ogni genere: cataratta, retina, refrazione».

Sei anni fa la dottoressa Demuro ha avviato la libera professione aprendo il suo studio privato Studio Ortottico Ogliastra: «L’ortottica studia lo strabismo, l’occhio pigro, quindi molto spesso sono a contatto con i bambini, ma ho pazienti anche adulti, ad esempio quando ci sono problemi come la diplopia. Eseguo esami strumentali, il mio è l’unico studio privato in tutta la Sardegna e l'unico nella provincia di Nuoro e Ogliastra ad avere il macchinario per la misurazione del campo visivo, oltre a quello presente nelle strutture ASL».

La prevenzione è molto importante spiega la dottoressa, ma purtroppo ad oggi non sono molti i bambini che fanno la visita ortottica prima dell’età scolare, a meno che ci sia un problema evidente come lo strabismo. Mentre invece è fondamentale capire se un bambino soffre di un occhio pigro, il genitore non se ne può accorgere da solo, perché compensa la vista con l'altro occhio (da qui il nome pigro) e se la scoperta avviene più tardi dei 7 o 8 anni a quel punto l’occhio non è più recuperabile. Si tratta infatti di una patologia che va recuperata entro i 10 anni: diagnosticarla in maniera precoce, quindi intorno ai 3 anni, è fondamentale. A quell’età i bambini sono portatati alla collaborazione: attraverso una serie di giochi, la dottoressa Demuro valuta la vista di ciascun occhio preso singolarmente e, soprattutto, come lavorano insieme. Oltre alla visita ortottica, è necessario anche un controllo oculistico, in modo da avere la situazione sotto controllo a 360 gradi. «Io consiglio di fare almeno una visita di screening nel primo anno di vita, intorno ai 6-8 mesi, per escludere che il bambino abbia uno strabismo congenito, eventualmente già visibile a quell’età. Nel caso in cui non ci siano problemi, va fatto il controllo all’età di 3 anni o 3 anni e mezzo».

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