COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale Seo Cube S.r.l.

Mondo lavoro: gli impieghi più ambiti nel 2020, i profili più cercati dai recruiter

 

Una recente ricerca compiuta dall’Università Niccolò Cusano (vedi infografica) ha messo in evidenza che i giovani italiani sono portati a prediligere in misura sempre più consistente i lavori digitali. L’indagine condotta dall’ateneo romano si è concentrata sulle sette professioni più ricercate nel 2020, e ha permesso di verificare che i ragazzi sono orientati ad accantonare la tradizione lavorativa del nostro Paese per volgere lo sguardo verso l’innovazione e la tecnologica. Così, nella classifica delle mansioni più ambite non ci sono solo percorsi professionali già noti, come quello del digital marketing, ma anche sorprese, come quelle relative agli energy manager e ai legal tech, che vanno ad affiancarsi ai data scientist.

Come è mutato il mondo del lavoro

Risulta evidente il cambiamento che, nel corso degli ultimi 10 anni, ha interessato il mondo del lavoro: basti pensare che oggi 9 aziende su 10, tra le grandi imprese del Belpaese, si avvalgono di soluzioni di smart working, mentre l’anno appena concluso ha fatto registrare una crescita del 15 per cento del numero di smart workers. Tra il 2016 e il 2018, inoltre, in Europa sono stati spesi 12 miliardi di dollari per investimenti nel settore ambientale e oltre 14 miliardi di dollari per investimenti nel settore sociale.

Le sfide emergenti del mercato

Qual è, allora, il lavoro più richiesto dai giovani in questi anni? Secondo i risultati forniti dall’università romana, in prima posizione spicca la mansione del data scientist: si tratta della figura professionale che ha il compito di gestire i cosiddetti big data allo scopo di ricavarne informazioni importanti per l’azienda o il business di riferimento. Chi aspira a ricoprire questo ruolo dovrebbe seguire un corso universitario di ingegneria e acquisire competenze a livello di programmazione. La capacità di sviluppare algoritmi è un’altra delle doti richieste.

Oltre ai data scientist

Sul secondo gradino del podio trova posto la professione del digital HR: chi svolge questa mansione è impegnato a ricercare il personale per le aziende e a selezionarlo, avvalendosi di strumenti come Facebook e LinkedIn. Insomma, una tecnologica evoluzione nel campo delle risorse umane. In terza posizione, invece, c’è il lavoro del legal tech, che può essere considerato una sorta di consulente legale 3.0: non è detto che debba per forza essere laureato in giurisprudenza, visto che potrebbe aver seguito anche un percorso di studi in ingegneria, mentre è molto più rilevante l’aver frequentato un master in data protection. Secondo i calcoli di Unicusano, lo scorso anno è stato di ben il 10 per cento l’impatto sugli studi legali del digital. Concetti come quelli di etica del web e reputazione online devono essere padroneggiati con maestria, senza dimenticare l’importanza che la privacy e la protezione dei dati personali hanno assunto soprattutto dopo l’entrata in vigore del GDPR.

Lavori meno conosciuti: l’energy manager

Non è così conosciuto, ma merita un approfondimento particolare, il ruolo degli energy manager. Pare che in questo ambito nel nostro Paese ci sia una richiesta molto elevata: addirittura più di 1 milione e mezzo di posti di lavoro, stando a un report di Confindustria. In effetti un energy manager si può dedicare a una grande varietà di compiti: per esempio la definizione di investimenti sostenibili, ma anche l’identificazione degli sprechi alimentari, senza dimenticare la riduzione dei costi, il miglioramento della redditività di un’impresa e il contenimento della quantità di rifiuti prodotti.

Gli operation manager

Siamo arrivati, così, alla quinta posizione della graduatoria delle mansioni più desiderate dai giovani: a occuparla è la figura dell’operation manager. Si tratta del responsabile dell’efficientamento dei processi aziendali: un compito molto importante, considerando che attualmente circa un’azienda su quattro indica tra i propri obiettivi prioritari l’incremento della produttività e la diminuzione dei costi. Un operation manager è chiamato proprio a migliorare i processi interni dopo aver definito per ciascuna funzione e per ciascuna area aziendale le procedure più idonee.

Le altre figure professionali cercate

Infine, in sesta e settima posizione ci sono le figure del software & app developer e del digital marketing specialist. Nel primo caso si parla di circa 1 milione 200mila posti di lavoro a disposizione di chi è in grado di creare software per applicativi o infrastrutture web; nel secondo caso, invece, il ruolo prevede la progettazione di strategie di comunicazione e di marketing su Internet.

Opportunità di lavoro in Italia tra presente e futuro

Per l’economia del nostro Paese, sono tre i settori che possono essere considerati come trainanti:

  • il primo è quello dell’ecosostenibilità, con 481mila posti di lavoro tra Blue Economy e Green Economy;
  • il secondo è quello della cultura, del patrimonio artistico e della formazione, con 455mila posti di lavoro tra industria culturale, turismo ed education & training;
  • il terzo è quello della rivoluzione digitale, con 267mila posti di lavoro tra Internet of Things, intelligenza artificiale e big data.

In questo scenario, non è sorprendente scoprire che tra i ragazzi e le ragazze che vanno a scuola oggi, 6 su 10 in futuro svolgeranno professioni che attualmente neppure esistono.

Come assicurarsi un buon lavoro

Ma se i lavori del domani ancora non esistono, come si fa a scegliere il percorso di formazione giusto? In primo luogo tenendo presente che soprattutto nei lavori manuali e nei ruoli amministrativi ci saranno un sacco di mestieri che spariranno. Inoltre, è bene imparare a conoscere e a riconoscere i fabbisogni delle imprese, così da essere in grado di prevedere le direzioni che il mercato del lavoro potrà assumere e individuare i settori professionali che metteranno a disposizione più occasioni.

Il ruolo della rivoluzione

La digital transformation, stando ai numeri forniti da Excelsior-Anpal, darà vita a quasi 270mila nuovi occupati. I ragazzi che vorranno trovare lavoro in futuro, dunque, devono prestare attenzione alle professioni dell’ICT e alle mansioni che presuppongono competenze digitali sia in ambito informatico che di tipo matematico. Quando si parla di digital transformation si fa riferimento al processo di digitalizzazione di tutta l’economia, che riguarda non solo gli uffici ma anche le fabbriche: tanto l’organizzazione quanto la produzione, dunque, coinvolgendo la comunicazione, la robotica, la meccatronica e il settore di ricerca e sviluppo. I lavori del domani hanno nomi che forse ora dicono poco, ma che saranno richiesti dal mercato dei prossimi anni: si tratta dei cyber security expert, degli artificial intelligence systems engineer, dei business intelligence analyst, dei cloud computing expert, dei big data analyst e dei social media manager.

Come scrivere il curriculum per trovare lavoro

La redazione del curriculum rimane uno dei passi fondamentali a cui pensare in vista della ricerca del lavoro, è importante anche per un ragazzo che non ha ancora alle spalle alcuna esperienza di lavoro: vale comunque la pena di menzionare nel cv esperienze di altro genere che sono state fonte di arricchimento e che magari hanno comportato l’assunzione di responsabilità o l’acquisizione di capacità che possono tornare utili nel mondo del lavoro. Questi esempi di curriculum potrebbero aiutarti e chiarire le idee in merito a tutte le informazioni da presentare e a come presentarle: dai dati anagrafici, alle esperienze lavorative, dal percorso formativo a competenze e capacità. Affinché un curriculum possa attirare l’attenzione di chi lo legge, è essenziale che esso esponga le skill di chi lo ha redatto in modo chiaro e ben contestualizzato.

Quali capacità menzionare in un curriculum

Prima di individuare le capacità che meritano di essere citate in un cv, è bene partire dal presupposto del realismo: occorre essere sinceri e leali nel tratteggiare le proprie caratteristiche e le proprie abilità. Non ha senso millantare di essere in possesso di doti che in realtà non si hanno, perché poi alla prova dei fatti si rischiano sorprese sgradevoli. Detto ciò, è utile sapere che le capacità possono essere distinte in personali e tecniche: le prime hanno a che fare con la sfera umana (per esempio, le relazioni con le altre persone, siano essi clienti o colleghi), mentre le seconde riguardano ciò che si è effettivamente in grado di fare. Le capacità tecniche possono essere dimostrate più facilmente, almeno in teoria, anche con diplomi e certificazioni ottenute nel tempo; esse consentono ai recruiter di capire quale apporto il candidato potrebbe fornire all’azienda a cui si sta proponendo.

Le soft skill

La capacità di lavorare in gruppo è una delle soft skill più ricercate dai selezionatori: il teamwork non consiste solo nella disponibilità a interagire con altre persone, ma soprattutto nell’adottare un approccio collettivo e non individuale, tenendo conto che tutti i risultati che si otterranno saranno da attribuire alla squadra. La leadership, al tempo stesso, è un’altra qualità molto apprezzata: ogni team ha bisogno di qualcuno che sia capace di gestirlo e che indichi la strada da seguire. Ovviamente non tutti hanno doti da leader, ma questo non vuol dire che si sarà scartati a priori, anzi: in ogni squadra i gregari sono importanti quanto i campioni.

Altre capacità che è bene specificare nel CV

Altrettanto importante è la skill del time management, soprattutto in una prospettiva di smart working: il bravo lavoratore è quello che sa come gestire il proprio tempo in modo efficiente. La communication, invece, ha a che fare con la condivisione dei feedback e delle informazioni: non si tratta solo di comunicazione interna, ma anche di comunicazione esterna.

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