COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale Pagine Sì! SpA

Luigi Pignatale e la necessità di una nuova politica culturale

Scrittore, compositore, regista. Vale la pena parlare una volta di più con Luigi Pignatale per comprendere meglio il suo pensiero. Lui ci accoglie in casa e inizia a raccontarci degli esordi, degli intenti scolastici e poi delle suggestioni autentiche di quella che ha sempre considerato una passione unica - con vari canali espressivi. Le parole prima, con un testo apprezzato dalla critica per l'excursus storico (Premio “Saturo” 2009), la canzone d'amore al confine col cinema e la costruzione scenica. Tre grandi regie (Marivaux, Shakespeare, Mozart), per quella che chiama la Trilogia del Sogno, un tour in Nordamerica nel passato recente e poi un pit-stop con impegni più istituzionali fino al lavoro di cui abbiamo precedentemente parlato.

Per lui - ci dice - l'Arte è la tecnica di impressione delle emozioni o anche solo di una sensazione o di un pensiero teso verso l’Assoluto se non una rivelazione dello stesso al fine di sormontare gli scenari grevi che ci sovrastano per fuggire dall’abiezione del mondo.

Mai come oggi ce n’è bisogno - aggiunge - quando la globalizzazione ha ridotto tempi e spazi e il dolore lontano ci giunge perfettamente. Benché come diceva qualcuno l’Arte troppo muta “non basta a sé stessa o al trovarobe che in lei è inciampato senza sapere di esserne l’autore” (Montale, ndr).

Riflette quindi sul suo trascorso rivendicando successi ed ammettendo errori, ricorda i certamen con gli amici sulla Litoranea e rimpiange un tempo semplice che non c’è più.

Infine invoca la necessità di una nuova politica culturale che sappia porre al centro l’ideale nazionale senza vergognarsi di simboli ed archetipi e le esigenze degli artisti al di fuori da compartimenti fallaci. D’altro canto farà la sua parte.

Video ANSA