COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale PRIMA PAGINA ITALIA

Dott. Nicola Santacroce, oculista: Chirurgia dei difetti di vista e attenzione al cheratocono.

Il Dott. Nicola Santacroce con studio a Catanzaro, Bologna e Cosenza ci parla di DIAGNOSTICA E CHIRURGIA OCULARE; e dell’utilizzo delle più moderne tecnologie che permettono il miglior trattamento dei difetti di vista.

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Laureato e specializzato con il massimo dei voti presso l'Università di Bologna,  il Dott. Nicola Santacroce è uno dei pionieri della chirurgia mini-invasiva laser dell'occhio. Autore di oltre 12000 interventi chirurgici, 100 pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali, membro delle società scientifiche Aiccer, Sitrac, Givre, Opi, Escrs. Esercita da sempre la sua attività professionale nelle città di Catanzaro, Bologna e Cosenza.

Tra i primi in Europa dagli anni '90 ad eseguire le  metodiche : PRK, Femtolasik, ICL per le correzioni di tutti i difetti di vista, Cross Linking ad alta frequenza con IONTOFORESI per la correzione del CHERATOCONO, FEMTO LASER per operare la cataratta E LA VITRECTOMIA per la chirurgia della retina. Tra i primi in Italia a utilizzare il laser Giallo MICROPULSATO per le patologie retiniche.

Dottore Santacroce lei è uno dei pionieri della chirurgia laser da oltre 20 anni, può dirci cos’è la chirurgia dei difetti di vista e quali patologie cura?

La chirurgia dei disturbi della vista, meglio nota come chirurgia refrattiva è un insieme di metodiche atte a risolvere i problemi visivi dei pazienti. Le metodiche sono diverse e vanno soggettivizzate in base al paziente che abbiamo davanti. I difetti di vista sono quattro:

  • La miopia  che è l’occhio più lungo del normale e provoca  un abbassamento della vista da distante.
  • L’ipermetropia che è l’esatto opposto della miopia, è l’occhio più piccolo del normale e necessità di correzione con lenti positive
  • L’astigmatismo che è una differenza della curvatura dei meridiani della cornea, si corregge con lenti che possono essere positive o negative.
  • La presbiopia, l’abbassamento della vista da vicino e mediamente colpisce la popolazione al disopra dei 40 anni di età.

Cosa differenzia il chirurgo refrattivo da un  chirurgo normale?

La chirurgia refrattiva, è sicuramente una branca assestante  dell’oculistica chirurgica. Le metodiche refrattive sono diverse infatti e  vanno adattate alle caratteristiche del paziente che abbiamo davanti. Esistono metodiche  laser, che utilizzano il laser ad eccimeri, famoso laser nato negli anni 80 e che oggi ha raggiunto elevati livelli di sofisticatezza. Una delle metodiche che utilizza il laser ad eccimeri si chiama PRK. La PRK è una metodica che ha una durata circa di 4/5 minuti ad occhio, ed  una convalescenza di circa una settimana, con Bruciore e lacrimazione presenti solo nei primi giorni.

Un'altra metodica laser è la Femtolasik, nata  intorno all’anno 2012, che permette una più veloce guarigione da parte del paziente. Con un primo laser, ossia il laser Femto, viene effettuato un taglio cornale ad una altezza tra i 90/110 micron, il flap che si crea sulla cornea viene sollevato dal chirurgo. Questo permette di  intervenire  con il  laser ad eccimeri più in profondità sulla cornea. Dopo si riposiziona il flap,  ed avviene una cicatrizzazione soltanto nella zona dove il flap è stato inciso. Ne consegue un recupero visivo più veloce, ma  soprattutto una convalescenza molto minore, rispetto alla PRK.

Negli ultimi anni è nata  anche ad una ulteriore metodica laser, che è la Smile. In questa si utilizza solo il Femtolaser , che permette di creare una lamella interna al tessuto corneale, e viene sfilata dopo essere stata appunto creata dal laser. L’asportazione di questa lamella, viene calibrata grazie ad  uno specifico normogramma, che permette la correzione del difetto di vista del paziente stesso. Anche questa è una metodica che permette  una convalescenza velocissima.

Attenzione però esistono pazienti che per struttura bulbare, per difetto di vista, per potenziali problematiche  non possono essere sottoposti ad una chirurgia laser. Per questi pazienti è eseguibile un ulteriore metodica che è chirurgica e si chiama  ICL. In questa metodica una lente intro oculare viene impiantata nell’occhio dal chirurgo oculista, e serve soprattutto per compensare elevate ametropie, cioè quegli elevati difetti di vista, che non sono correggibili con le metodiche tradizionali laser.

Tutti i pazienti sono operabili?

Assolutamente no, ed è uno dei criteri fondamentali della chirurgia refrattiva. Il paziente che vorrebbe essere sottoposto ad un intervento di correzione del difetto di vista, dev’essere obbligatoriamente sottoposto ad esami pre-operatori per accertarne la sua  aruolabilità. 

Gli esami  pre operatori sono diversi, si parte dall’ esame del difetto di vista, al quale si associano degli esami strumentali notevolmente evoluti, che sono: la topografia corneale morfonetica , l’aberometria,  la pupillometria, la pachimetria corneale, oltre ad uno studio  approfondito dello stato di salute dell’occhio.

Soltanto un paziente  che ha  superato questi esami diagnostici preliminari, può essere considerato un buon candidato alla chirurgia refrattiva. E in base a come vengono fuori questi esami può essere arruolato in una della metodiche di cui abbiamo parlato.

Spesso durante questi esami preliminari si scoprono altre patologie della cornea, come il Cheratocono soprattutto negli stati iniziali. Ci spiega che cos’è esattamente il cheratocono?

Il Cheratocono è una malattia della cornea, caratterizzata da uno sfiancamento, che può essere progressivo, della cornea stessa che si associa  anche ad una riduzione di spessore della stessa. La Calabria ad esempio è una terra endemica di Cheratocono, quindi prima di arruolare un paziente ad una chirurgia refrattiva dobbiamo essere sicuri che non abbia questa malattia. Il Cheratocono è una patologia, per definizione, evolutiva. Ha una insorgenza mediamente compresa  fra i 18 ed i 30 anni, possono insorgere cheratoconi anche in età infantile ma anche oltre i 30 anni.

Lei è stato in Italia uno tra i primi nel trattamento del Cheratocono, cosa c’è oggi di concreto nella cura di questa patologia?

Su un paziente affetto da Cheratocono, dobbiamo seguire due strade.

Una strada è quella di cercare di ridurre il rischio di peggioramento della malattia stessa, perché i pazienti, che vanno incontro a peggioramento progressivo, poi finiscono inevitabilmente al trapianto di cornea.

Nell’anno 2005 è nata una metodica che si chiama Cross- linking. E’ un laser che attiva una molecola che si chiama riboflavina  che permette un irrigidimento della struttura corneale, riducendone così i rischi di peggioramento. Il Crossl- Linking che è nato, quasi 15 anni fa, negli anni ha avuto, ovviamente una sua evolutività  come tante cose nella medicina. Oggi la metodica che io utilizzo è il Crosslinking micropulsato ad alta fluenza  con iontoforesi .E’ una metodica molto evoluta nel trattamento del Cheratocono, ha un grande vantaggio, che è di ridurre il discomfort post chirurgico ed ha una durata di soli 12 minuti. Oltre questa metodica, che ci permette di rallentare o bloccare questa patologia, bisogna anche ragionare su come poter permettere al paziente di vedere meglio.

Oggi esiste fortunatamente una contattologia molto più evoluta rispetto al passato, e lenti da vista, che si chiamano aberrometriche,  che possono permettere a questi pazienti una qualità di vita  visiva normale.

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