Boeti, agiremo contro fascismi che stanno risorgendo

Credo Stato debba difendersi, Consiglio Piemonte farà iniziative

Redazione ANSA

TORINO, 20 DIC - Nel 2018 il Consiglio regionale del Piemonte lancerà un'offensiva contro i fascismi risorgenti. Lo farà attraverso le attività del Comitato Resistenza e Costituzione, del quale è responsabile il vicepresidente dell'assemblea legislativa piemontese Nino Boeti, che sta progettando attività nelle scuole e per i cittadini. L'annuncio oggi, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno con il presidente Mauro Laus e tutto l'Ufficio di presidenza.
"Attualmente - sottolinea Boeti - in Italia è possibile trovare in rete 4.300 pagine che inneggiano ai fascismi. Il fascismo sta risorgendo e ha meno pudore a mostrare il suo vero volto. Casa Pound e Forza Nuova hanno ognuno 240 mila followers, in Germania e in Danimarca nel 2016 i reati legati ad antisemitismo, razzismo e xenofobia sono aumentati del 43%".
"Io credo - rimarca - che lo Stato si debba difendere. Nella storia è successo ripetutamente che, quando si sottovaluta una situazione, chi non si è difeso sia stato sopraffatto e costretto a vivere nel terrore. Ritengo che oggi chi nega il fascismo non possa essere candidato, e che non possano esserci in democrazia liste che hanno come riferimento il fascismo".
"Ma questo - aggiunge - non basta. Servono politiche del lavoro e di recupero del degrado. Dobbiamo fare in modo di evitare che le nostre città si riempiano di persone arrabbiate, che finiscono per cercare un riferimento in forze del genere".
La prima iniziativa del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale, ha annunciato Boeti, è già in programma per il 27 gennaio, Giorno della Memoria, quest'anno dedicato ai deportati omosessuali e appartenenti alle minoranze. Per l'occasione sarà realizzato e portato nelle scuole uno spettacolo teatrale tratto dal romanzo 'Io non mi chiamo Miriam' di Majgull Axelsson, bestseller 2016 di Iperborea. Il romanzo racconta di un'elegante svedese di origine ebraica la quale il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, di fronte a un bracciale d'argento con inciso il suo nome che riceve in regalo, rivela a una giovane nipote di non chiamarsi Miriam bensì Malika, e di essere una Rom. Sperando di essere trattata meglio dai carcerieri che l'avevano strappata al suo villaggio, la piccola Rom aveva preso l'identità di una coetanea ebrea che era morta durante il viaggio verso Auschwitz. E se l'era tenuta anche dopo, quando era sta accolta calorosamente nella Svezia del dopoguerra, dove i Rom invece erano ancora malvisti.

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