Protesta madre ex foreign fighter

Donna contro sorveglianza speciale chiesta dalla procura

(ANSA) - TORINO, 14 OTT - La sorveglianza speciale chiesta dalla Procura di Torino per i tre ex foreign fighter rientrati dalla Siria dopo avere combattuto al fianco dei curdi "è una scorciatoia rispetto alle garanzie del processo penale per silenziare il dissenso". Così Diana Paoli, madre di Jacopo Bindi, uno degli ex combattenti, alla vigilia dell'udienza che riguarda anche Maria Edgarda Marcucci e Paolo Andolina.
    "Parliamo - dice - con il cuore di mamme, ma anche con il cuore di cittadine".
    Secondo l'accusa i tre ex foreign fighter sono socialmente pericolosi perché potrebbero aver utilizzato metodi violenti nel compiere alcune manifestazioni. Ai primi due viene contestata la partecipazione alla protesta davanti a un ristorante per chiedere il pagamento dei dipendenti. Il terzo ha preso parte a un presidio di anarchici vicino al carcere: "Crediamo - dice Diana Paoli - che difendere il diritto a un salario giusto e corrisposto, diritto allo studio, alla casa, la salvaguardia dell'ambiente siano giuste rivendicazioni".
   

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