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24/05/2012 19:46
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CHI ERANO ANGELA AIETA, GIOVANNI E SUSANNA PEGORARO
   Questa sentenza fa seguito a quella emessa nel marzo del 2003 quando la Corte di assise di appello di Roma confermò le condanne all'ergastolo per i generali Guillermo Suarez Mason e Santiago Omar Riveros ed, a 24 anni di reclusione, per gli ufficiali dell'esercito Juan Carlo Gerardi, Julio Roberto Rossin, Alejandro Puerta, José Luis Porchetto e Omar Hector Maldonado.

   I militari facevano parte del cosiddetto 'Grupo de Tarea 3.3.2', istituito presso la 'Escuela Superior de Mecanica de la Armada' (ESMA) allo scopo di sequestrare cittadini ritenuti "sovversivi". Gli imputati sono stati processati in contumacia, in quanto non hanno riconosciuto la legittimita' dell'Italia nel giudicarli. Il processo ha riguardato il rapimento, le torture e gli omicidi di Angela Maria Aieta, di Giovanni Pegoraro e di sua figlia Susanna.

   Quest'ultima venne rapita all'eta' di 22 anni, come tante altre donne, mentre era incinta. Il figlio fu poi "appropiato" verosimilmente ad una famiglia di militari. E la donna, verosimilmente uccisa. Tutti i fatti oggetto del processo avvennero tra l'agosto del 1976 ed il dicembre del 1977 all'interno dell'ESMA, la scuola della Marina che negli anni della dittatura fu trasformata dai militari in uno dei circa 350 centri clandestini di detenzione e di tortura.

   Angela Maria Aieta, nata a Fuscaldo (Cosenza), venne sequestrata all'eta' di 56 anni a Buenos Aires mentre si batteva per i prigionieri politici e per la liberazione di suo figlio Dante Gullo, uno dei leader della Gioventu' Peronista, all'epoca rinchiuso in carcere. Dante Gullo ed il fratello Leopoldo hanno testimoniato a Rebibbia il 25 gennaio.

   Solo nell'ESMA (trasformata in anni recenti in Museo della Memoria dal presidente Nestor Kirchner) passarono circa 5 mila e 500 persone. Di queste, oltre 4 mila sono state uccise nei cosiddetti "voli della morte": uomini e donne, spesso giovanissimi, buttati vivi dagli aerei militari nell'Atlantico e nel Rio de la Plata.

   La morte, come hanno ricordato i testimoni, avveniva quasi sempre dopo giorni o mesi di torture efferate. Mario Cesar Villani, ex professore universitario, il 30 novembre scorso ha affermato di essere stato sequestrato "semplicemente per aver cominciato a fare sindacato".

   L'inizio della sua detenzione fu simile a quello di tanti altri prigionieri: venne torturato con la "picana elettrica" e con un manganello. Nilda Actis Goretta, un'altra sopravvissuta, ha ricordato con dolore la prigionia: i detenuti erano costretti, tra l'altro, a stare incappucciati e nudi, incatenati e costretti a fare bisogni in promiscuita'.

   In Argentina, tra il 1976 ed il 1983, sono scomparse circa 30 mila persone. Molte di queste, secondo alcune stime circa 500, secondo altre almeno un migliaio, erano italiane: come Angela Aieta, Giovanni e Susanna Pegoraro. L'Argentina e l'Italia chiedono ancora che sia fatta davvero giustizia. Molti dei responsabili, infatti, non hanno pagato.