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» 2008-06-06 14:04
VERTICE 'BAND AID', SOLDI TAMPONE MA POCA STRATEGIA
E' stato un vertice tutto in salita che ha messo sul piatto una somma consistente per l'emergenza alimentare ma che sul lungo periodo non ha trovato coesione su un piano d'azione comune. Un summit dimezzato, quello concluso alla Fao, che ha incassato liquidità immediata e solo impegni generici. L'unico a parlare di "risultati all'altezza delle aspettative" è stato il direttore, Jacques Diouf. Di fatto anche l'Italia, che è stata una dei maggiori sostenitori dell'evento, ha bollato il documento finale del vertice, per bocca del ministro degli Esteri Franco Frattini, come "deludente rispetto alle premesse". Giornata al cardiopalma, tra rinvii e falsi annunci, il compromesso si è fatto attendere e al posto della votazione che avrebbe potuto essere richiesta dai paesi in disaccordo, è bastato un via libera per acclamazione. Fin dalle prime ore della giornata era chiaro che il 'blocco latino americano' era lo zoccolo duro delle delegazioni. In prima fila l'Argentina con i suoi veti ai riferimenti a limitazioni sull'export agricolo, seguita da Cuba e dalle sue rivendicazioni di sostegno contro l'embargo imposto all'isola dagli Stati Uniti. Ma anche dal Venezuela che ha lamentato la mancanza di un impegno strutturale per vincere il 'nemico fame' e dall'Equador che ha accettato il documento sottolineando, però, che il suo - come quello di molti altri paesi - non è 'silenzio-assenso'. Alla volatilità delle decisioni e delle discussioni del vertice si è contrapposta - come uno schiaffo - la voce dell'Africa. La delegata dello Zambia si è fatta portavoce di una verità: "la fame non va ridotta ad un gioco semantico". Su un punto l'accordo è stato immediato: la fame crea rivolte e instabilità e lo fa, fatto nuovo, sia nei Paesi poveri che in quelli considerati sviluppati, come ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, vero burattinaio del vertice. E proprio il richiamo dei disordini sociali ha convinto i capi di Stato e di governo che bisogna agire subito e agire insieme con "azioni di lotta coordinate" nei Paesi in via di sviluppo e quelli in transizione. Ma oltre l'emergenza non si è riusciti a progettare, neppure sul clima che era una dei pilastri del vertice. Nel documento non c'é traccia né riferimenti alla convenzione quadro sul clima cui hanno aderito gran parte degli stati membri come ha fatto notare il delegato venezuelano. Le misure suggerite dal documento prevedono che le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni regionali, come l'Asean, garantiscano l'espansione delle risorse per migliorare la loro assistenza alimentare e sostenere 'reti di sicurezza' per fame e malnutrizione. Si tratta di fornire sementi, fertilizzanti e altri mezzi tecnici per garantire che nella prossima stagione ci siano raccolti, visto che il periodo della semina è ormai quasi concluso e in molte aree del mondo, i produttori non hanno potuto acquistare semi e fertilizzanti a causa dei costi elevati. I buoni propositi come l'incremento della produzione agricola lasciano fronti scoperti come quello degli Ogm per il quale l'agenzia non si schiera, non potendo entrare nelle politiche nazionali. Si riduce ad un invito ai Paesi partner "a prendere iniziative per moderare le fluttuazioni dei prezzi", in particolare per il grano, la presa di posizione su uno dei temi più scottanti in agenda. Un modo di non riferirsi in maniera specifica alle politiche di limitazione e dazi all'export applicate da alcuni Paesi in chiave protezionistica e che hanno pesato negli ultimi mesi sull'impennata dei prezzi. Sui biocarburanti è stato lo stesso Diouf - visti gli interessi in gioco - ad ammettere che è stato raggiunto un accordo sul "minimo comune denominatore".