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» 2008-05-09 23:00
Anche un dizionario per capire il caso Moro
ROMA - Stefano Grassi ha dedicato sei anni di lavoro per scrivere il suo dizionario sul caso Moro edito da Mondatori. Una guida indispensabile per districarsi nella vicenda più complicata delal recente storia italiana. Un lavoro dettagliato, ricco di spunti e che ha permesso all'autore, che lavora a "Il Giorno" di avere una panoramica a 360 gradi sulla vicenda. - Sulla vicenda Moro è tutto chiaro? "Io - risponde Grassi- non credo nella teoria dei misteri. Ovviamente non tutta la verità è dicibile. Per tante ragioni: prima di tutto perché mancherebbe il tempo. Ciò che di sicuro sfugge è un aspetto poco studiato: se esiste, in concreto e non solo come semplice eredità morale e tradizione, un collegamento effettivo tra una certa area del Pci, quella per intenderci degli ex partigiani che non restituiscono le armi, che continuano la loro lotta di liberazione con le varie volanti rosse, e poi nei moti semi-insurrezionali degli anni '50, dall'attentato a Togliatti alle proteste contro la legge Tambroni, quel nucleo, non tanto ridotto che faceva riferimento a Pietro Secchia e che si sentiva garantito dalla cosiddetta doppiezza togliattiana, che insomma non ha mai rinunciato all'idea di rivoluzione. C'é un passaggio del testimone, sappiamo, tra Secchia e Feltrinelli e poi tra quest'ultimo e il gruppo leninista di Potere Operaio, guidato da Piperno e dal suo uomo Morucci capo dell'apparato militare di pot op, da un lato, e le Br di Curcio e Franceschini dall'altro. E' solo un atto politico o c'é dietro anche una struttura, per così, dire logistica? Questa direi, la domanda di fondo sulle Br. C'é poi il versante dello Stato. E qui le cose si fanno molto più ingarbugliate, perché lo Stato che fronteggia le Br del sequestro Moro è uno stato con molte teste e molti corpi. A cominciare dagli inquirenti: corpi divisi tra loro e al loro stesso interno, in concorrenza spietata in ordine a questioni di potere, carriera e opportunità politiche. Basti pensare a quante informazioni preziose restano chiuse nei cassetti nel timore che possano essere utilizzate dall'istituzione concorrente o alla messa fuori gioco, nell'ambito di un'analoga lotta interna di potere, dei maggiori esperti in materia come il generale Dalla Chiesa e il capo dell'ispettorato antiterrorismo Santillo. In più, l'assoluta inadeguatezza della politica che non riesce assolutamente a immaginare che le Br possano essere un fatto tutto italiano, tant'é che Cossiga, invece di dare una direzione concreta alle indagini, preferisce da un lato imbastire operazioni di facciata e dall'altro circondarsi di 'antenne', nella speranza di intercettare le operazioni dei servizi stranieri, convinto com'é che dietro il sequestro di via Fani non possa non esserci una potenza straniera. Le complicazioni, poi, aumentano a dismisura se si considera che moltissimi soggetti cercano di inserirsi nella vicenda e con gli scopi più diversi: mafia, camorra, 'ndrangheta, banda della Magliana, criminali di varia estrazione e provenienza, servizi segreti italiani e stranieri, strutture occulte come Gladio o la P2 di Gelli, pazzi, esaltati e avventurieri vari''. - Una o più prigioni? Il dubbio è legittimato dal fatto che i brigatisti che hanno parlato non hanno mai fatto riferimento a quella che poteva essere una situazione alternativa a via Montalcini. Sappiamo però che la Raf, quando cinque mesi prima rapisce il capo della confindustria tedesca Hanns-Martin Schleyer, ha a disposizione almeno cinque basi diverse e sposta quattro volte il prigioniero, nell'arco di 43 giorni. - dubbi sulla dinamica riguardante la morte, il luogo e le stesse modalità. E' una versione che la convince? " Su questo punto- dice ancora Grassi - la versione brigatista risulta particolarmente criticabile per varie ragioni. Primo perché è cambiata più volte senza apparente motivo. Dalla prima versione che voleva Gallinari autore dell'esecuzione, all'assunzione di responsabilità da parte di Moretti (Gallinari aveva bisogno di uscire di galera perché stava morendo), all'ultima ipotesi secondo cui è Maccari a premere il grilletto. La perizia balistica contraddice tutte queste versioni sia nelle modalità che nei tempi dell'esecuzione. Sappiamo però che i brigatisti non pentiti non hanno mai rivelato liberamente tutti i fatti, soprattutto quando altre persone, rimaste estranee alle inchieste, potevano essere coinvolte".