ROMA - 20 aprile 1978, sono già 36 i giorni passati dal rapimento di Aldo Moro. La novità è che le Brigate rosse si fanno di nuovo vive con il vero comunicato numero 7, smentendo la paternità di quello, falso, del 18 aprile. Allegata al comunicato una nuova foto di Moro, con in mano una copia di un quotidiano del 19 aprile. Le Br danno un ultimatum di 48 ore per la "liberazione dei prigionieri comunisti". Tramite don Antonello Mennini, le Br recapitano anche due lettere (una al Papa e una al segretario Dc Zaccagnini) e, forse, una alla moglie. Quella al Papa non viene resa nota. Di quella a Zaccagnini si apprende nella notte, ma senza conoscerne i contenuti. La posizione socialista si differenzia sempre di più. Ucciso a Milano un maresciallo degli agenti di custodia.
Ecco la cronaca del giorno attraverso le notizie dell'ANSA:
10:44 - "Il maresciallo Francesco Di Cataldo, del corpo degli agenti di custodia, è stato colpito in mezzo alla strada al margine delle striscie pedonali, mentre attraversava via Ponte nuovo all'angolo con via Caroli, dopo essere uscito, poco dopo le 7, dal portone del numero 48".
12:42 - "Un messaggio delle Brigate rosse, che porta il numero sette, è stato fatto trovare a un redattore dell'ANSA a Torino dopo una telefonata. Nel messaggio è detto che il rilascio dell'on. Moro può essere preso in considerazione solo in relazione alla liberazione di prigionieri comunisti. Secondo il messaggio il Governo ha 48 ore di tempo per decidere. Sono in corso accertamenti sull'autenticità del comunicato".
12:50 - "Il volantino firmato 'Comunicato numero 7' e datato 20/4/78 definisce 'falso e provocatorio il comunicato del 18 aprile attribuito alla nostra organizzazione''.
14:23 - "L'avv. Guiso - difensore di fiducia di Renato Curcio non nel processo torinese, ma in numerose altre occasioni - ha detto:'E' chiaro che il tempo perso finora sarà pagato caro. Se trattavano prima non si sarebbe arrivati all'ultimatum. Non ritengo che sia necessario un mediatore: le Brigate rosse hanno in mano Moro; è con lui che possono trattare. Non sono necessari altrì. (...) Ancora ieri Guiso aveva chiaramente detto che il comunicato in cui era stata annunciata l'uccisione di Moro era un falso (se ne accorgerebbe anche un bambino, aveva precisato) e si era anche chiesto chi ci fosse dietro a questo comunicato e al modo in cui veniva gestito. Aveva poi ribadito di essere disposto a fare da mediatore se questo risultasse necessario per salvare la vita di Moro".
15:10 - "Le valutazioni espresse dal segretario del Psi possono essere così riassunte:'Il susseguirsi confuso di messaggi determina la più grande incertezza. Occorre che i rapitori dell'on. Moro assumano una iniziativa che consenta di chiarire in modo certo lo stato reale della situazione. Essi dovrebbero consentire all'on. Moro di riprendere il filo del ragionamento centrale che egli aveva iniziato a svolgere nelle sue precedenti lettere. (...) Sulla base di questi elementi deve potersi compiere una analisi ed una valutazione approfondita delle vie di soluzione possibili".
15:16 - "Dai documenti trovati nel covo di via Gradoli risulta che i terroristi che agirono in via Fani acquistarono tutte le armi in negozi. (...) Infine è opinione degli investigatori che l'uomo che abitava in via Gradoli sotto il falso cognome di Borghi avesse anche le funzioni di postino e questo sarebbe il motivo per il quale, a differenza delle precedenti diffusioni di messaggi delle Brigate rosse, oggi il comunicato numero 7 non è stato fatto trovare a Roma".
15:29 - "Una foto dell'on. Aldo Moro è stata fatta trovare ad un redattore del Messaggero di Roma dopo una telefonata anonima. nella foto, l'on. Moro è ritratto con in mano una copia del quotidiano 'La Repubblica' in cui è visibile la data di ieri. La foto è stata fatta trovare poco prima delle 15". 16:00 - "Alla foto era allegata una copia del comunicato numero 7 delle Br fatto trovare a Genova, Torino e Milano".
16:07 - "La notizia dell'arrivo della fotografia che mostra l'on. Moro con in mano la 'Repubblica' di ieri è stata data al gruppo che coordina le indagini e le ricerche nella zona della valle del salto da un redattore dell'Ansa".
17:29 - "E' contenuta in otto righe e mezzo, con alcune scritte in caratteri maiuscoli e alcune in carattere minuscolo sottolineate, la parte più importante del comunicato numero 7 diffuso oggi nelle solite quattro città (Roma, Torino, Milano, Genova). Sono in carattere maiuscolo le parole 'liberazione dei prigionieri comunisti' contenute alla fine dlla frase che pone le condizioni per 'il rilascio del prigioniero Aldo Moro'. Poi, proseguendo, nella frase successiva, sono sottolineate le parole 'chiara e definitiva' (riferite alla risposta della Dc). Ancora nella frase successiva, dove si pone l'ultimatum alla Dc e al Governo, sono sottolineate le parole '48 ore di tempo per farlo, a partire dalle ore 15 del 20 aprile'".
18:12 - "Poco dopo le 17 sono cominciati a rientrare al campo base le centinaia di uomini che per tutta la giornata hanno battuto le pendici del massiccio della Duchessa".
19:27 - "Nel pomeriggio Curcio ed alcuni altri imputati si sono incontrati con l'avvocato Guiso. Un colloquio di una ventina di minuti durante il quale Guiso li ha informati dettagliatamente sul contenuto del volantino ormai pubblicato integralmente anche sui giornali del pomeriggio. Al termine, Guiso non ha ritenuto opportuno fare dichiarazioni sulle reazioni dei brigatisti".
19:37 - "Tra i documenti trovati nel covo di via Gradoli ce ne sono anche alcuni che dimostrerebbero che i brigatisti rossi sarebbero venuti in possesso di notizie riservate contenute in rapporti fatti dagli investigatori nel corso delle indagini sui terroristi".