Squitieri: Leone firmo' la grazia, qualcuno la strappo'
di Paolo Cucchiarelli
ROMA - Il regista Pasquale Squitieri racconta, per la prima volta, il suo particolare ''dietro le quinte'' del rapimento Moro quando insieme a Lino Jannuzzi e Nanni Balestrini cerco' di realizzare un film in ''presa diretta'' che lo porto' ad un passo dall'incontrare un gruppo di fuoco delle Br. Il regista, autore de ''Il prefetto di ferro'', conferma anche due episodi di cui in passato ha gia' parlato rivelando anche l'identita' del protagonista di uno di questi: Giovanni Leone aveva firmato, al Quirinale, la grazia per la terrorista Paola Besuschio ma qualcuno strappo' dalle mani del presidente della Repubblica il documento gia' firmato. Era quella la terrorista che doveva essere liberata e scambiata con Aldo Moro. ''Vennero due e me la tolsero dalle mani'', racconto' Leone a Squitieri la sera stessa in cui il capo dello Stato, aveva lasciato, dopo le dimissioni, il Quirinale per andare nella sua casa romana de Le Rughe''. ''Uno era Zaccagnini, segretario della Dc, l'altro chi era'', chiese Squitieri quella sera proponendo all'uomo politico di scrivere un libro, come aveva gia' fatto Sciascia, intitolato ''La notte della grazia''. Leone gli risposte: ''Tu non conosci i politici Pasqua', quelli ti uccidono i figli''. E Squitieri ipotizza l'identita' dell'altro personaggio che strappo' il documento dalle mani dell'allora capo dello Stato: ''Chi era? Il ministro di Grazia e Giustizia Paolo Bonifacio, oppure Berlinguer, chi lo sa? Rividi il Leone tempo dopo e gli dissi: 'Presidente vi ricordate quella notte al Quirinale?' 'Quale notte Pasqua'!'', rispose Leone. Squitieri rivela anche l'identita' di quel ministro Dc che brindo' per la morte di Aldo Moro. Fu Bernardo D'Arezzo. ''La battuta che fece era:'Se lo avessero lasciato libero portava le Br in Parlamento e magari anche al Governo'. Lo disse nella mia villa mentre si brindava''. Il regista ricorda anche quel film mai fatto sul caso Moro per tanti motivi. Durante le ricerche e la raccolta di contatti e materiale, grazie anche a Nanni Balestrini, esponente di Potere Operaio, i tre arrivarono ad Alessandria grazie a contatti con dei clandestini, tra cui alcuni palestinesi. Erano passati venti giorni dal rapimento. Incontrarono qualcuno che gli disse: '''Secondo noi Moro e' in questa zona qui. Se volete vi mettiamo in contatto con il gruppo di fuoco'. Dissi di no - spiega oggi Squitieri - perche' giunti a quel punto avevamo l'obbligo di chiamare la polizia. La nostra meraviglia fu questa: se ci riusciamo noi, tre stronzi, ad entrare in contatto con le Br, come mai non ci riescono i servizi segreti, come mai non ci riesce la Cia? Dopo quella notte decidemmo di fermarci''. L'ipotesi di Alessandria non e' del tutto peregrina perche', come sottolinea il recente libro di Peppino De Lutiis, ''Il golpe di via Fani'', Alessandria aveva un senso. La copia della Repubblica, che Moro aveva in mano nella foto diffusa dalle Br per smentire il falso comunicato della Duchessa del 18 aprile del '78, proveniva da uno stock venduto in abbonamento nella provincia di Pavia. De Lutiis, cautamente, ipotizza che qualcosa legato alla vicenda Moro potesse trovarsi ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria, ma non distante da Pavia. Qualche mese dopo - ha raccontato il regista - si presentarono a casa sua due uomini dei servizi che gli raccontarono punto per punto tutto il viaggio dei ''tre stronzi'': ''La targa della macchina, dove ero stato, chi avevo visto etc. Tutto. Mi hanno fatto capire di lasciar stare, di farmi gli affari miei''. Alla fine per non sottostare a pressioni e ricatti Squitieri decise di adottare come testo base del suo film su Moro il libro ''L'affaire Moro'' di Leonardo Sciascia. Venne coinvolto anche lo scrittore, venne stesa una sceneggiatura. Interpreti del film dovevano essere Dirk Bogart mentre la signora Moro sarebbe stata interpretata da Irene Papas. ''Stavamo per girare quando il produttore, Cecchi Gori, mi chiamo' una mattina a casa. Senti ti pago tutto ma tu il film non lo puoi fare''. Squitieri, all'epoca vicino a Craxi, pagava cosi' una posizione che rifletteva tutti i dubbi sulla vicenda Moro riassunti da Sciascia e sviluppati politicamente dal Psi. ''In cambio realizzeremmo 'Il pentito' su Tommaso Buscetta ma quel film su Moro, mai fatto, mi e' rimasto nel cuore'', ha concluso il regista.