ROMA - 5 aprile 1978, si conclude la terza settimana del rapimento Moro. La giornata trascorre soprattutto tra le polemiche sulla lettera di Moro a Zaccagnini e sul comunicato numero quattro delle Br, che accenna a ''misteriosi intermediari''. Anche l'Osservatore Romano interviene per dire che non si deve trattare.
12:10 - ''Per un esame degli ultimi sviluppi della situazione relativa al rapimento dell'on. Moro si sono riuniti stamane nella sede della Dc, in piazza del Gesù, il segretario del partito Zaccagnini, il presidente del Consiglio Andreotti, il ministro dell'Interno Cossiga, il sen. Fanfani, i capigruppo parlamentari Piccoli e Bartolomei, i vicesegretari Galloni e Gaspari''.
14:01 - ''La notizia che la lettera autografa di Moro era pervenuta a Zaccagnini è stata data ai giornalisti dal capo della segreteria di Zaccagnini, on. Pisanu. Si puo' fare l'ipotesi che la lettera sia giunta mentre la riunione era in corso, poiché in precedenza il portavoce del segretario della Dc, Cavina, aveva detto, intrattenendosi brevemente con i giornalisti, che la lettera non era ancora pervenuta''. L'on. Zaccagnini, in giornata, consegna alla magistratura la lettera autografa di Moro a lui indirizzata.
14:36 - ''Sembra che Luigi Gui, ministro dell'Interno di un governo Moro, avrebbe riferito alcuni particolari che possono confermare l'autenticità della lettera di Moro. L'ex ministro avrebbe ricordato, infatti, che Aldo Moro, all'epoca presidente del Consiglio, si disse perplesso, a proposito di un disegno di legge sui rapimenti, ad attuare una linea troppo dura, perché preoccupato dei riflessi che avrebbe potuto avere sull'opinione pubblica. Il punto di maggior discussione tra Moro e gli altri ministri interessati fu se sanzionare con una legge il blocco dei beni dei familiari in caso di un rapimento''.
14:43 - ''Per quanto riguarda il sen. Paolo Emilio Taviani, a Genova si ricorda che, allorchè era ministro dell'Interno, egli assunse, in occasione di incontri con il prefetto e gli investigatori, una posizione drastica sul caso Sossi''.
17:23 - ''Anche se l'attuale lettera fosse realmente di Aldo Moro - scrive l'Osservatore romano - nasce però da una mente sottoposta ad una violenza psicologica, ad una metodica distruzione della coscienza alla quale neanche l'uomo più forte e sicuro di sé può resistere a lungo. Da qui l'unanime giudizio: nessun cedimento al ricatto''.