ROMA - 2 aprile 1978, diciottesimo giorno del rapimento Moro. Una giornata che diventa importante, nella storia del caso Moro, perchè è quella nella quale sarebbe avvenuta la ''seduta spiritica'' dalla quale esce l'indicazione ''Gradoli''. Naturalmente, nessuna traccia di quella riunione privata è possibile trovare sulla stampa. Nella giornata del 2 aprile, la cronaca dell'ANSA registra un vuoto quasi assoluto delle indagini, mentre papa Paolo VI rivolge un appello ai rapitori di Moro e mentre continuano le polemiche sulle altre lettere di Moro, oltre a quella per il ministro dell'Interno Cossiga, che sarebbero state consegnate dai terroristi il 29 marzo:
13:10 - papa Paolo VI, durante la recita dell'Angelus, rivolge un appello agli ''ignoti autori del terrificante disegno'' per la liberazione di Moro.
18:44 - ''Una terza lettera sarebbe stata recapitata mercoledì scorso - contemporaneamente a quella indirizzata al ministro dell'Interno on. Cossiga e resa nota dal comunicato numero tre delle Brigate rosse e a un'altra alla famiglia di cui si parla da giorni (e della quale non si è avuta mai conferma ufficiale) - al più stretto collaboratore del presidente del Consiglio nazionale della Dc, il capo della sua segreteria particolare, prof. Nicola Rana. Sul contenuto di questa terza lettera non vi sono ovviamente notizie. Secondo voci, essa conterrebbe le prime indicazioni per un contatto con le Brigate rosse''.
18:49 - ''Anche i funzionari della Digos e del Cigos e gli ufficiali dei carabinieri che svolgono le indagini hanno detto di essere all'oscuro degli altri due messaggi che secondo voci insistenti sarebbero pervenuti alla moglie dell'on. Moro o al segretario Nocola Rana. Né l'ufficio stampa del ministero dell'Interno, né i familiari dell'on. Moro hanno finora smentito, d'altra parte, le notizie degli altri due messaggi''.
18:58 - ''Esclusa l'ipotesi che i brigatisti propongano uno scambio, che sarebbe in ogni modo non operabile, si potrebbero fare ipotesi di richieste di denaro o di documenti. Tuttavia, fanno rilevare gli investigatori, si tratta solo di illazioni, perché allo stato attuale non è possibile neppure sapere se una trattativa esista o se ci sia nei brigatisti l'intenzione di trattare. Sta di fatto che al diciottesimo giorno dal rapimento dell'on. Moro, le Brigate rosse non hanno reso noto alcun testo riguardante il contenuto dell'interrogatorio dell'on. Moro, che, stando a quanto affermava il secondo comunicato delle Brigate rosse, era 'in corso', e a proposito del quale il presidente della Dc nella lettera indirizzata a Cossiga scriveva che 'diventa sempre più stringente'''. La ''seduta spiritica'' si svolge a Zappolino, alle porte di Bologna, nella casa del prof. Alberto Clò, dove è riunito un gruppo di amici, quasi tutti professori universitari, tra cui Romano Prodi. Il resoconto della giornata parla di una seduta spiritica cominciata per passare il tempo. Sempre secondo il racconto, concorde, dei presenti, viene evocato lo spirito di La Pira e il piattino suggerisce alcune parole e numeri, tra cui emerge l'indicazione di ''Gradoli''. Una seduta spiritica 'bipartisan' perchè era presente anche il prof. Mario Baldassarri, che ha confermato la versione di Prodi. Due giorni dopo, Prodi, a Roma per un convegno, parla dell'episodio con Umberto Cavina, capo ufficio stampa della Dc di Zaccagnini, il quale ne parla con Luigi Zanda Loi, addetto stampa del Viminale. Il 5 la segnalazione arriva al capo della polizia, Parlato, che avrebbe fatto disporre una massiccia perquisizione della zona di Gradoli, in provincia di Viterbo, senza risultati. In realtà nel notiziario ANSA di quei giorni, che riporta spesso traccia di operazioni ben più piccole, non risulta nessun accenno a questa operazione. Al processo Moro, la vedova del presidente della Dc, Eleonora Chiavarelli, disse:''vennero a casa mia delle persone e per la prima volta venne fuori la parola Gradoli, che era stata pronunciata in una seduta spiritica. Riferii la cosa all' on. Cossiga ed ad un funzionario che credo fosse il capo, il responsabile delle indagini, ma non ricordo come si chiamasse. chiesi loro se erano sicuri che a Roma non esistesse una via Gradoli e perche' avessero subito pensato, invece, al paese Gradoli. Mi risposero che una tale via non c'era sulle pagine gialle della citta'. Ma quando se ne andarono da casa, io stessa volli controllare l' elenco e trovai l'indicazione della strada. In seguito mi dissero che erano stati a vedere in quella zona, ma avevano trovato solo alcuni appartamenti chiusi. Si giustificarono dicendo che non potevano sfondare le porte di ogni casa della strada''. Cossiga ha sempre negato la versione della vedova di Moro. Negli anni sono state diverse le interpretazioni di questa vicenda. Nel 1995 in una bozza di relazione, il presidente della commissione Stragi Giovanni Pellegrino scrive di ''ritenere che il nome Gradoli fosse filtrato negli ambienti dell'autonomia bolognese'', ipotesi ripresa due anni dopo da Giulio Andreotti. Sempre nel 1997, Craxi dice che l'indicazione proveniva da ''ambienti legati strettamente all' organizzazione terroristica. Gli stessi che ci diedero notizie anche di via Montalcini''. Nel 2006, per Paolo Guzzanti, ex presidente della commissione Mitrokhin, Prodi ebbe l'informazione dal Kgb, un'ipotesi già avanzata nel 1999 dal settimanale ''Avvenimenti'' (l'appartamento era stato affittato ai brigatisti da un'amica di Giuliana, figlia di Giorgio Conforto (nome in codice Dario nel 'Dossier Mitrokhin). Giovanni Moro, figlio del leader Dc, ha giustamente chiesto perché ''tutti si accaniscano per rispondere alla domanda sull' esistenza di una seduta spiritica e nessuno si ponga invece la domanda veramente importante: ma perche', saputo di via Gradoli immediatamente dopo il rapimento, nessuno ci ando' se non quando non c'era piu' niente e nessuno da trovare?''.