ROMA - 29 marzo 1978, sono ormai due settimane che il presidente della Dc Aldo Moro è tenuto prigioniero dalle Brigate rosse. Mentre a Torino si apre il Congresso del Psi, che non ha ancora preso una sua linea autonoma sulla gestione del caso Moro, la novità più importante del giorno è il comunicato numero tre delle Br, recapitato insieme ad una lettera di Moro a Francesco Cossiga, ministro dell'Interno.
Ecco la cronaca della giornata attraverso le notizie dell'ANSA:
14:12 - Il sostituto procuratore della Repubblica Luciano Infelisi affida all'ing. Mario Calzini, direttore di Cinecitta', e a Giuseppe Colucci, tecnico della Criminalpol, la perizia tecnica sulla fotografia di Moro inviata dalle Brigate rosse. I due periti devono scoprire se l' immagine del rapito è un fotomontaggio e qual è il tipo di macchina fotografica usata.
20:47 - ''Dalle testimonianze è confermato che sicuramente uno dei due terroristi che aprirono il fuoco contro i carabinieri era una donna. Secondo i periti, la donna sparò con un corto mitra calibro nove e non con una pistola, come si era pensato in un primo tempo. L'azione della donna richiedeva un eccezionale addestramento in questo tipo di attacchi, che per essere eseguiti con precisione debbono essere ripetuti decine di volte. Gli investigatori pensano che la terrorista possa essersi addestrata in qualche paese arabo o dell'America latina''.
21:09 - ''Un documento delle Brigate rosse con il titolo ''Comunicato numero tre'' è stato trovato poco fa a Genova. Secondo notizie giunte al Comando generale dei carabinieri, insieme al documento ci sarebbero dei manoscritti''. Le Brigate annunciano il 'comunicato numero 3', accompagnato dalla fotocopia di una lettera scritta a mano firmata Aldo Moro e indirizzata al ministro dell'Interno Francesco Cossiga, con una telefonata alle 19,15 al Secolo XIX a Genova, alle 20 al Corriere della Sera a Milano, alle 20,45 al Messaggero e a Radio Onda Rossa di Roma (qui il volantino è lasciato davanti la sede della Dc, in piazza del Gesu' ) e alle 21,10 alla redazione di Torino dell'Ansa e alla Gazzetta del Popolo. Nella lettera a Cossiga, Moro afferma di trovarsi ''sotto un dominio pieno e incontrollato'' dei terroristi, accenna alla possibilita' di uno scambio, portando come esempi gli scambi di spie o quelli avvenuti tra Breznev e Pinochet, e suggerisce un ''preventivo passo del Vaticano''. La lettera a Cossiga era già stata fatta trovare a Nicola Rana, capo della segretaria politica di Moro, insieme ad una lettera per lo stesso Rana e una per Eleonora Moro, ma questo fatto era rimasto segreto. Le lettere di Moro sono state scritte il giorno di Pasqua (26 marzo) e sono le prime recapitate (Moro, ma questo si scoprirà solo dopo via Monte Nevoso, aveva scritto in precedenza solo una lettera privata alla moglie che però i terroristi non avevano consegnato). Nel comunicato le Brigate rosse scrivono che ''L'interrogatorio, sui contenuti del quale abbiamo già detto, prosegue con la completa collaborazione del prigioniero'' e che le informazioni ottenute ''verranno rese note al movimento rivoluzionario che saprà farne buon uso nel prosieguo del processo al regime che con l'iniziativa delle forze combattenti si è aperto in tutto il paese''. Il comunicato si occupa anche della lettera di Moro a Cossiga:''Ha chiesto di scrivere una lettera segreta (le manovre occulte sono la normalità per la mafia democristiana) al governo ed in particolare al capo degli sbirri Cossiga. Gli è stato concesso, ma siccome niente deve essere nascosto al popolo ed è questo il nostro costume la rendiamo pubblica''. Dal comunicato emerge anche la lotta per l'egemonia tra la strategia delle Br e quella di altri protagonisti del Movimento. Le Br si propongono come avanguardia rivoluzionaria, in senso leninista, e scrivono:''E' fondamentale pure realizzare quei salti politici e organizzativi che la guerra di classe impone, costruire la direzione del MRPO, assumersi la responsabilità di guidarlo, costruire in sostanza il Partito Comunista Combattente. Solo così è possibile avviarsi verso la vittoria strategica del proletariato'' e attaccano invece ''gli isterismi piagnucolosi di chi, intrappolato nella visione legalistica e piccolo borghese della lotta di classe, si è già arreso ed ha accettato la sconfitta finendo inesorabilmente ad essere grottesco reggicoda di ogni manovra reazionaria''.
21:53 - Nel rapimento dell'on. Moro, secondo voci che gli investigatori non hanno confermato, sarebbe implicato uno degli elementi più in vista del terrorismo tedesco, Christian Klar, di 26 anni, appartenente alla Rote Armee Fraktion. In alcune foto di appartenenti alla banda Baader-Meinhof e alla Raf agenti di polizia avrebbero riconosciuto Klar per uno degli occupanti di una automobile che era stata fermata da una pattuglia tre giorni prima dell'agguato in via Fani''. ''La segnalazione di Klar - che confermerebbe implicitamente le prime impressioni di alcuni testimoni che subito dopo l'agguato avrebbero detto di aver sentito parlare straniero - sarebbe stata fatta dai funzionari della polizia criminale tedesca - che si trovano a Roma per collaborare alle indagini - ai loro colleghi italiani''. Klar è ricercato per l'omicidio di Siegfried Bubak avvenuto il 7 aprile 1977 e per il rapimento e l' uccisione di Hans Martin Schleyer.
22:12 - ''Ecco il testo integrale della lettera, scritta in cinque facciate a caratteri molto grandi:'caro Francesco...''.
23:46 - ''Ad una prima valutazione del testo della lettera dell'on. Moro, fatta dagli organi che coordinano le indagini sul rapimento, essa appare autentica, anche se la grafia non è quella consueta. Ma per avere elementi di certezza, si attende l'esame che sarà fatto da un gruppo di esperti che da alcuni giorni collabora col ministero dell'Interno''.