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» 2008-04-19 12:37
25 marzo: arriva il comunicato numero due
ROMA - 25 marzo 1978, decimo giorno di prigionia per Aldo Moro. Dopo una settimana di silenzio, le Brigate rosse si fanno di nuovo vive con il comunicato numero due. Questa volta il comunicato viene fatto trovare a Torino, annunciato alle 16 con una telefonata alla 'Gazzetta del Popolo' e poi alla redazione torinese dell'ANSA. Dopo circa mezzora il comunicato è fatto trovare anche a Roma, annunciato con telefonate al 'Messaggero' e a 'Radio Onda rossa'. Poi, a intervalli quasi regolari, a Milano, dove è annunciato al 'Giornale nuovo' di Milano e Genova, dopo una telefonata al 'Secolo XIX'. I 'postini' delle Brigate rosse riescono a muoversi quasi all'unisono in quattro città diverse, beffando il ridondante schieramento di forze dell'ordine. Non solo, ma il ''Comunicato'' ha potuto circolare liberamente in giro per l'Italia nonostante perquisizioni e posti di blocco che complicavano la vita quotidiana dei comuni mortali.

Rispetto al comunicato precedente e' diverso il tipo di carta ed e' battuto a ''passo 10'' invece che a ''passo 12''., ma scritto con la stessa testina Ibm. Il comunicato comincia con un capitolo sul ''PROCESSO AD ALDO MORO''. I terroristi battono sul fatto che il governo Andreotti ha segnato il definitivo esautoramento del ruolo del Parlamento e che Moro è il naturale designato alla presidenza della Repubblica, carica che, secondo loro, diventa fondamentale nel ''progetto di concentrazione'' del potere'' del fantomatico SIM (lo 'Stato imperialista delle multinazionale). ''Chi meglio di Aldo Moro potrebbe rappresentare come capo dello SIM gli interessi della borghesia imperialista?'' si chiedono i brigatisti snocciolando la sua carriera politica e precisando che su tutta quella storia politica (compresa la vicenda Sifar-De Lorenzo) è in corso l'interrogatorio ad Aldo Moro. Il processo e l'interrogatorio di Moro si propone, secondo le dichiarazioni delle Brigate rosse, di ''chiarire le politiche imperialiste e antiproletarie di cui la Dc è portatrice'', ''individuare con precisione le strutture internazionali e le filiazioni nazionali della controrivoluzione imperialista'', ''svelare il personale politico-economico-militare sulle cui gambe cammina il progetto delle multinazionali'', ''accertare le dirette responsabilità di Aldo Moro''. In realtà il processo ad Aldo Moro, se mai processo c'è stato, non sarà nulla di tutto questo. O almeno, se le risultanze del processo sono quelle che compaiono nelle due versioni del cosiddetto ''Memoriale'', lo stesso memoriale è stato mantenuto accuratamente segreto, senza usarlo, come sembrava intenzione della fase iniziale del rapimento, come strumento di informazione, smascheramento e propaganda. Mentre il primo capitolo sembra, tutto sommato, abbastanza concreto, il secondo capitolo del comunicato, dal titolo ''IL TERRORISMO IMPERIALISTA E L'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO'', è una tiritera molto ideologica sul ruolo dei ''progetti continentali di controrivoluzione armata'' e sulla ''completa subordinazione dello SIM-Italia alle centrali imperialiste. ai quali i terroristi si propongono di rispondere con ''una pratica effettiva dell' INTERNAZIONALISMO PROLETARIO'' per ''costruire l'unità strategica delle forze comuniste''. C'è anche un richiamo al ''principio maoista di 'contare sulle proprie forze e lottare con tenacia'''. Il comunicato si conclude con slogan (Intensificare con l'attacco armato il processo al regime, disarticolare i centri della controrivoluzione imperialista. Costruire l' unità del movimento rivoluzionario nel Partito Combattente'' e con un omaggio a Fausto e Iaio (Onore ai compagni Lorenzo Jannucci e Fausto Tinelli assassinati dai sicari del regime), vicenda oscura rimasta ancora senza soluzione. Oltre al comunicato e all'accavallarsi dei commenti e delle analisi, c'è poco da segnalare. Le indagini continuano a sembrare ferme, anche se qualche giornalista avanza l'ipotesi che il vuoto ufficiale di informazione nasconda il lavorio sotterraneo per arrivare a risolvere il caso senza bruciare le piste seguite. Tra le cose che emergono, conta di segnalare solo il fatto che una coppia ha riferito di aver visto, mezzora dopo la strage, sul raccordo anulare all'altezza dell'Aurelia, due persone scendere da una macchina e togliersi ''divise scure che sembravano del tipo usato dagli steward delle compagnie aeree'' e, forse più importante, che ''un automobilista in transito in via Fani la mattina della strage avrebbe inseguito per breve tratto, prima di perderle di vista, le tre auto usate dai terroristi. L'automobilista avrebbe inseguito il piccolo corteo fino in via Igea''.