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24/05/2012 19:26
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DOLOMITI-UNESCO: LE PAGINE PIU' BELLE DELL'ALPINISMO
TRENTO - Sulle Dolomiti l'alpinismo ha scritto le pagine più belle. E' dalla metà dell'Ottocento che i primi viaggiatori straneri le indicano nei loro resoconti come mete turistiche eccezionali e ne esaltano il valore alpinistico. I primi scalatori ufficiali sono inglesi e austriaci, anche se sicuramente in precedenza cacciatori e pastori locali avevano raggiunto alcune cime. All'inizio gli alpinisti portavano con sé guide straniere, provenienti da zone dove l'alpinismo era già realtà da decenni, ma ben presto utilizzarono guide locali, che meglio conoscevano le loro montagne. Nacque così anche sulle Dolomiti una nuova professione, quella della guida alpina, che permise a tanti di affrancarsi dalla povertà e che, assieme alle nascenti professioni del turismo, diede avvio a una nuova era per le popolazioni dolomitiche.

Le guide alpine divennero a loro volta abilissimi scalatori, la cui fama superò spesso quella dei loro "clienti", e diedero vita alle prime organizzazioni del soccorso alpino, di cui ancor oggi costituiscono la spina dorsale. I grandi nomi sono quelli di Luigi Rizzi, Tita Piaz, Angelo Dibona, Sepp Innerkofler, Angelo Dimai, Santo Siorpaes, capostipiti di famiglie di guide, come poi i Lacedelli, gli Alverà, gli Alimonta, i Detassis, i Vidi, i Bernard, i Ghedina, solo per citare alcuni nomi. Molti gruppi di guide alpine e alpinisti presero nomi di animali alpini, come gli Scoiattoli di Cortina, i Catores (coturnici) di Gardena, le Aquile di San Martino, i Ciamorces (camosci) di Fassa. L'alpinismo delle origini sulle Dolomiti è legato al nome dell'inglese John Ball, che nel 1857 portò a termine la prima ascensione ufficiale su una vetta dolomitica, quella del Pelmo. Negli anni successivi fu l'austriaco Paul Grohmann a dominare la scena, con la scalata di molte grandi cime dolomitiche. Egli si fece accompagnare da guide locali, specie ampezzane. Nel Brenta i pionieri furono gli inglesi Douglas Freshfield e Francis Fox Tuckett, che nel 1864 traversarono la Bocca di Brenta, ma già l'anno successivo il trentino Giuseppe Loss scalò la Cima Tosa, la più alta del Brenta. Stava cioé nascendo anche un alpinismo locale, che ben presto trovò espressione nella fondazione delle sezioni dolomitiche del Cai (nel 1868 nasce la Società Alpinistica di Agordo) e della Sat (Società Alpinisti Tridentini, nata nel 1872).

La prima fase dell'alpinismo dolomitico, quella dell'esplorazione, si conclude intorno al 1890, anno in cui erano state aperte ormai 400 vie sulle più importanti cime. Nel frattempo erano stati aperti, ad opera dei Club Alpini numerosi rifugi, collegati da una fitta rete di sentieri, che portarono ad una maturazione del fenomeno alpinistico. A cavallo tra '800 e '900 l'alpinismo si estese a tutti i gruppi dolomitici, con alpinisti come Georg Winkler, Emil e Otto Zsigmondy, Viktor Wolf von Glanvell, Oskar Schuster e Lothar Patera. Siamo ormai all'epoca "classica" dell'alpinismo dolomitico, con le imprese di guide storiche come Antonio Dimai, Tita Piaz, Angelo Dibona, e scalatori austriaci e tedeschi come Georg Leusch, Hans Duelfer e Paul Preuss. Negli anni precedenti la Grande Guerra cominciò l'impiego di nuove tecniche, come chiodi e moschettoni, il che suscitò aspre polemiche tra fautori della scalata in purezza e i fautori dell'artificiale. Il dibattito continua con fasi alterne ancor oggi.

Negli anni '20 del Novecento si forma la cosiddetta ''scuola di Monaco", fatta di eccellenti scalatori come Emil Solleder o Willo Walzenbach, che per primo, nel 1926, stila la scala delle difficoltà alpinistiche suddivisa in sei gradi. In Italia eccellevano nel frattempo scalatori come Emilio Comici, Alvise Andrich, Ettore Castiglioni, Riccardo Cassin e altri. Nel secondo dopoguerra si segnalarono tra gli altri Lino Lacedelli, Luigi Ghedina, Lothar Brandler, Dietrich Hase, Cesare Maestri e Armando Aste. Negli anni '70 si comincia a parlare di settimo grado, con alpinisti come Reinhold Messner, autore di imprese eccezionali. Si impone anche sulle Dolomiti una nuova dimensione dell'alpinismo, l'arrampicata sportiva. E si comincia a parlare di ottavo, nono e anche decimo grado. Una figura originale dell'alpinismo dolomitico contemporaneo è il friulano Mauro Corona, autore di oltre 200 vie nuove oltre il sesto grado, specie nelle Dolomiti d'Oltrepiave e Friulane, di cui è il cantore nei suoi libri, oltre che poeta della magia dell'alpinismo.