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24/05/2012 19:26
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DOLOMITI-UNESCO: REGOLE, LUNGA TRADIZIONE DI AUTOGOVERNO
TRENTO - Nelle valli dolomitiche sopravvivono alcune forme istituzionali di autogestione del territorio che affondano le loro radici nel medioevo e che rappresentano una forma di democrazia partecipativa molto singolare. Queste istituzioni, denominate di solito 'Regole', sono presenti in varie zone alpine, ma hanno assunto un valore particolarmente importante in aree dolomitiche come la Valle di Fiemme, l'Ampezzano o il Cadore, dove si chiamano 'Magnifiche Comunita'' . Sono ancora oggi un patrimonio importante nella vita delle valli dolomitiche, le cui montagne sono candidate a patromonio dell'Unesco. Infatti, molte parti del territorio, soprattutto boschivo, sono di proprietà regoliera, cioé appartenenti agli eredi degli antichi abitatori costituiti in Regola, enti giuridici con propri statuti derivanti dagli antichi Laudi (secoli XIII-XIV). Tali proprietà collettive, acquisite per 'allodio', sono indivisibili, inalienabili, ed inusucapibili e sono destinate soprattutto ad attività agricole e silvo-pastorali.

Le Regole fissano le modalità di sfruttamento dei beni collettivi, dalla coltivazione al pascolo, all'uso del bosco, alla manutenzione di sentieri e strade. Di solito i diritti sono riservati solo ai residenti originari dei paesi della Regola o della Magnifica Comunità e non a chi si trasferisce in un comune proveniente da altre zone. Le Regole Ampezzane, che riguardano il territorio di Cortina d'Ampezzo, gestiscono un territorio boschivo vasto 16 mila ettari, per lo più di conifere. Ogni regoliere ha diritto annualmente a una determinata quantità di legna da ardere e di legname da costruzione, ma solo per utilizzo proprio e non per commercio. La sede di questa istituzione è chiamata Casa delle Regole e si trova in uno dei più bei palazzi antichi del centro di Cortina. Il suo ruolo ' anche oggi particolarmente importante nella gestione dell'attività sociale, considerando gli alti costi di terreni e immobili posti nelola conca ampezzana. La Magnifica Comunità Cadorina ècostituita da 22 comuni del Cadore. La Comunità possiede un ampio territorio in località Gogna nel Comune di Auronzo di Cadore, dove sono insediate attività artigianali e industriali. Ci sono poi i proventi che derivano da alcuni boschi nel comune di Comelico Superiore e S. Pietro.

Le entrate di queste attività consentono alla Magnifica di svolgere le proprie attività di conservazione e promozione culturale nell'interesse di tutti i cadorini. La Magnifica Comunità di Fiemme si estende su 11 comuni, non solo della trentina val di Fiemme e parte della Val di Fassa ma anche dell'Alto Adige. Il più antico documento che ne parla risale al 1111 ed è conservato nella sede della Magnifica Comunità a Cavalese, un pregevole edificio rinascimentale che ospita anche una pinacoteca con dipinti della Scuola pittorica fiemmese del '700. In base a questi antichi documenti, ancor oggi i comuni si chiamano regole, i rappresentanti di ciascuna regola regolani, il rappresentante legale della Magnifica scario, i residenti vicini, i nuclei familiari fuochi e i capifamiglia capifuoco, gli organi istituzionali Comun Generale, Consiglio di Regola, Consiglio dei Regolani. Oggi la Comunita' amministra 20 mila ettari di bosco e negli ultimi anni ha sviluppato un ruolo di azienda commerciale del legno. Tra i diritti dei 'vicini' quello di pascolo, di caccia e pesca, di cavare sabbia e sassi, di utilizzare i prodotti del bosco e del sottobosco. Le rendite della gestione del patrimonio boschivo vengono suddivise fra tutti i vicini in base a delle norme che privilegiano i meno abbienti. Gli utili vengono investiti anche in iniziative culturali, sociali ed economiche a favore della collettività. Dalla costruzione dell'ospedale di Cavalese negli anni '50 (poi passato all'ente pubblico), alla realizzazione di case di riposo, al finanziamento di studi e pubblicazioni. Nei secoli passati la Magnifica curava l'alveo del fiume Avisio per la fluitazione del legname verso valle e gestiva le strade: nel 1850 realizzò tra l'altro il primo grande collegamento con la Valle dell'Adige, che oggi è la statale 48 delle Dolomiti.