Spenti i riflettori sul summit Fao contro la crisi alimentare, arriva l'ora dei bilanci. Tra rialzi dei prezzi delle materie prime, cambiamenti climatici e l'eterna disputa tra i paesi ricchi e quelli in via di sviluppo, la tre giorni di Roma ha riportato, seppure tra distinguo e polemiche, i problemi agricoli al centro della scena e con un prospettiva rivolto al G8. La partita da giocare subito appare quella di incrementare le produzioni. In primo luogo per venire incontro al nemico fame e poi per frenare la speculazione. Per questo il programma di investimenti (8,5 miliardi tra organizzazioni e Paesi membri), 'incassato' dal vertice e salutato dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf con soddisfazione, rappresenta un primo passo. Tanti i nodi da sciogliere ma senza perdere di vista la priorità: passare ai fatti assicurando alle agenzie della Nazioni Unite le risorse necessarie per allargare e rafforzare gli aiuti alimentari.
Da qui partire per i programmi concreti. In prima fila l'Africa protagonista della nuova 'Rivoluzione Verde' tenuta a battesimo, proprio al vertice di Roma, da Fao, Ifad, Pam e dall'Agra dell'ex segretario generale dell'Onu e Nobel per la pace, Kofi Annan. Si tratta di un accordo senza precedenti con i piccoli agricoltori considerati la vera 'chiave di volta' per incrementare la produzione e riaprire i mercati. Nel Continente africano si utilizzeranno anche gli investimenti previsti dal progetto Isfp (Initiative on Soaring Food Prices) promosso dalla Fao che consiste in stanziamenti per 1,7 miliardi di dollari che verranno messi a disposizione dai Paesi membri. "Contiamo di agire in 20-30 Paesi, dando priorità all'Africa - ha detto il vicedirettore generale della Fao, Hafez Ghanem - con progetti analoghi a quelli che stiamo già portando avanti in Burkina Faso e Mauritania". Il progetto prevede sette mosse per rispondere all'incremento dei prezzi dei prodotti alimentari che, in particolare nei Paesi in via di sviluppo e in transizione, ha avuto pesanti ripercussioni sulla possibilità di accesso al cibo, considerato che i ceti poveri spendono oltre la metà del proprio reddito per l'approvvigionamento alimentare. Importanti ricadute sono state avvertite anche dai piccoli produttori agricoli, non più in grado di acquistare sementi, concimi e fertilizzanti a causa dei loro costi elevati.
E' nel solco di questa emergenza che il piano Fao prevede di agire partendo dall'analisi delle cause della crisi nei singoli Paesi, tramite studi di impatto e revisione delle politiche di sussidi e limitazioni all'export. Sullo sfondo restano i due grandi nodi da sciogliere: Biofuel e Ogm. In particolare sul fronte biocarburanti dalla Fao parte un progetto, finanziato dai Paesi membri, per 4 milioni di dollari che lavorerà su quattro Paesi: Tanzania, Cambogia, Thailandia e Perù. L'agenzia Onu si propone di fornire ai governi locali, un piano per produrre bionergia sfruttando le varietà colturali più adeguate ad ogni singolo Paese, valutandone anche l'impatto economico sui mercati internazionali.