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» 2008-04-28 22:40
La notte che nacque la sindrome del Vietnam
(di Alessandra Baldini)

31 gennaio 1968, 3 del mattino: la notte che nacque la Sindrome del Vietnam. Violando la tregua per il nuovo anno lunare, 80 mila guerriglieri Vietcong fanno irruzione in oltre cento citta' sudvietnamite tra cui Saigon: cadono Hue, Dalat, Kon Tum, Can Tho e Quang Trei. Nella capitale del Sud, l'ambasciata degli Stati Uniti, considerata imprendibile, viene attaccata da un commando di 19 uomini che riescono a occuparla per sei ore. E' l'inizio della battaglia psicologicamente decisiva della guerra del Vietnam i cui effetti profondi e duraturi sull'opinione pubblica americana - una sindrome del Vietnam collettiva e che perdura per generazioni - continuano a farsi sentire 40 anni dopo.

Per i nord Vietnamiti fu in definitiva un grosso scacco militare, ma una altrettanto grande vittoria politica: due mesi dopo l'attacco, il presidente Lyndon Johnson annunciò la fine dei bombardamenti, a maggio a Parigi fecero i primi passi i negoziati di pace. Poi venne Richard Nixon e per anni non se ne fece di niente, ma in quei giorni l'Offensiva del Tet sollevò per la prima volta a livello di massa interrogativi sulla saggezza e la giustizia dell'intervento in Indocina. Nel lungo periodo, e a prescindere dagli esiti della battaglia, mise a luce un nuovo tipo di consenso: che il prezzo del contenimento del comunismo era troppo alto e non doveva essere pagato. Come corollario, entrò per la prima volta in crisi il principio di una presidenza imperiale, autorizzata a fare la guerra con minime interferenze del Congresso e dell'opinione pubblica. Il Tet ebbe vari epiloghi: sul piano militare il primo arrivò il 25 febbraio, quando, dopo duri combattimenti, venne liberata Hue, un altro un mese più tardi, quando fu tolto l'assedio di Khe Sanh. La fine ufficiale arrivò il primo aprile: l'Esercito americano dichiarò ufficialmente conclusa la controffensiva. Una dichiarazione proclamata all'indomani dell'epilogo politico: l'annuncio che Johnson non si sarebbe candidato per un secondo mandato. In quei due mesi dal 31 gennaio a 31 marzo molte delle immagini essenziali che definiscono la memoria collettiva del Vietnam furono messe a fuoco. Una ha particolare importanza.

Nel secondo giorno del Tet il generale Nguyen Ngoc Loan, giustiziò un guerrigliero vietcong a Saigon e la foto divenne simbolo dei tempi. Accaddero molte cose in quei due mesi: le dimissioni del ministro della difesa Robert McNamara sostituito da Clark Clifford. La vittoria mancata di un soffio del pacifista Eugene McCarthy alle primarie in New Hampshire. L'ingresso nella corsa presidenziale di Robert Kennnedy e Richard Nixon. A fine marzo per la prima volta una maggioranza di americani si pronunciò contro la guerra sullo sfondo delle notizie portate dai tg di 'prime time' da Saigon, dalle strade di Hue e dai bunker di terra rossa di Khe Sanh. Per la prima volta in una guerra, la televisione dimostrò il suo ruolo cruciale portando sugli schermi di 50 milioni di famiglie cadaveri tra le rovine e il fracasso delle mitragliatrici. Gli americani in patria furono per la prima volta testimoni diretti della carneficina: quattromila soldati caduti, 58 mila morti tra i nemici, 14 mila vittime civili sudvietnamite: uomini, donne, bambini. La campagna era sta preparata minuziosamente dopo uno studio del generale Giap del settembre 1967 secondo cui la guerra era arrivata a uno stallo. I leader Vietcong montarono un'offensiva propagandista per preparare le truppe. L'obiettivo massimo sarebbe stata la cacciata degli americani dal Vietnam, il minimo la fine dei bombardamenti e l'avvio di negoziati. Fu comunque una svolta. Da allora, secondo l'ex segretario di stato Henry Kissinger "a prescindere dall'efficacia della nostra azione, ci rendemmo conto che non potevamo raggiungere i nostri obiettivi in un periodo di tempo e con livelli di truppe accettabili per il popolo americano".