ROMA - Si sentono svantaggiate, escluse dalla politica e dalle opportunità professionali e sociali riservate agli uomini, e per questo invocano le quote rosa. Sono le donne, fotografate da una indagine condotta da Cittalia, Fondazione Anci ricerche, dal titolo 'Le donne che decidono'. In effetti, degli oltre 148 mila amministratori comunali italiani, le donne rappresentano solo il 17,6%: questo spiega forse il perché mentre secondo il 43% degli uomini le donne hanno ormai raggiunto la parità e hanno le loro stesse opportunità, l'84% delle donne si ritiene ancora oggi svantaggiato in termini sociali, politici e professionali. Tutti gli intervistati sono comunque concordi nel ritenere che il basso numero delle elette in Italia sia principalmente dovuto alle resistenze degli uomini e ai meccanismi di cooptazione, che limitano la presenza femminile nelle liste elettorali. Le donne sono critiche anche sull'attività del proprio comune nella promozione delle pari opportunità: per il 77% del campione le iniziative avviate sono state poco o per niente efficaci nel favorire le pari opportunità e la conciliazione dei tempi casa-lavoro. Anche il giudizio delle donne sui servizi comunali offerti è insufficiente: per il 58% i servizi offerti non raggiungono la sufficienza, mentre solo l'8% li ritiene eccellenti. Anche in questo caso emerge la distanza con l'universo maschile per la maggioranza del quale i servizi erogati sono adeguati, tanto che il voto medio è pari a 6. Per favorire la propria partecipazione alla politica, le donne sono ampiamente favorevoli all'introduzione di quote rosa nelle liste elettorali (68%); gli uomini invece, per il 47%, sono contrari in quanto ritengono che l'elezione delle candidate dipenda esclusivamente dalla loro bravura e dalla loro preparazione. E mentre i due terzi delle intervistate ritiene che una maggiore partecipazione delle donne alla vita politica, imprenditoriale e civile consentirebbe di vivere in un territorio migliore, per il 42% degli uomini la qualità della vita locale non sarebbe diversa nel caso in cui ad amministrarla fossero amministratrici piuttosto che amministratori. Sia gli uomini che le donne dichiarano comunque che la scelta elettorale non è una questione di genere; tuttavia un terzo delle donne sarebbe maggiormente disposta a votare una candidata piuttosto che un candidato. La cosa sorprendente, però, è che al momento della scelta sia gli uomini che le donne, in occasione delle ultime amministrative, hanno votato un candidato uomo. Dall'indagine inoltre si evidenza la percezione di un continuo miglioramento relativamente alla partecipazione femminile alla vita politica italiana: sebbene scontente, le donne ritengono di avere oggi maggiori possibilità di ricoprire un incarico politico rispetto a 15 anni fa e in futuro saranno saranno sempre più numerose le possibilità offerte per un loro coinvolgimento attivo. Infine, il XXI secolo presenta ancora una forte disparità tra il tempo che donne e uomini dedicano mediamente al proprio lavoro, rispettivamente 5,3 ore contro le 7 ore e la gestione della casa: 2,7 ore contro 2,3. Ben il 55% delle donne ritiene frenetico il proprio ritmo di vita e la percentuale sale al 64% tra le donne occupate, a fronte del 52% degli uomini. In generale, il tempo libero delle donne è sempre più scarso e loro devono rinunciare alla cura della propria persona (56%); gli uomini invece sottraggono tempo alla famiglia (22% alla moglie o compagna e il 12% ai figli).