"Viva Sanremo, viva Marco Carta e viva anche il milione di euro che si è preso Bonolis se ha fatto quello share. Se l'é guadagnato tutto". Dopo le polemiche dei giorni scorsi sul maxi-compenso del conduttore del Festival, anche il 'fustigatore' per eccellenza della Pubblica amministrazione, il ministro Renato Brunetta, rende omaggio alle notti di Sanremo, in nome di quello che lui chiama 'sano liberismo economico'. "Il problema - spiega Brunetta, ospite domenicale fisso di Rtl 102.5 - non è quanto prende uno ma quanto profitto porta alla sua impresa. Tutto qua. Questo è un sano liberismo, secondo cui uno deve essere pagato a seconda del contributo che porta". "Da sempre - prosegue Brunetta - sono un sostenitore del sano liberismo e penso che più alti sono i salari che si prendono, più alta è la produttività che ne deriva. E' più alte sono le tasse che si pagano, a vantaggio della competitività del Paese. Nei decenni passati tutto questo non é stato fatto anche per responsabilità di un certo sindacato che ha voluto salari bassi per dividersi il potere. Un sindacato che non era dalla parte dei lavoratori ma dalla parte del potere. Quando sento parlare di moderazione salariale non ci sto - avverte Brunetta - Se voglio che uno diventi più produttivo devo aumentargli lo stipendio, punto. I salari bassi non hanno mai fatto bene a nessuno, né ai lavoratori, né all'economia. La moderazione e i tetti salariali sono solo serviti a dividersi il potere". Tornando all'attualità, Brunetta promuove in toto il Festival di Sanremo, vero specchio della cultura popolare, che ancora una volta mette all'angolo "quell' elite culturale e spocchiosa del Paese che si fa pagare i biglietti mentre negli spettacoli di massa pagano tutti". Basta pensare, prosegue Brunetta, "a come sono spesi gestiti gran parte, non tutti, dei teatri lirici, come sono spesi i soldi del Fondo unico dello Spettacolo, come venivano dati gli incentivi al cinema per film che nessuno andava a vedere. Salvo poi accorgersi che questa elite culturale frequentava i salotti e la politica, i luoghi che contano, sulla pelle delle masse. Quindi chapeau a Sanremo e a alla cultura popolare".