Il Festival targato Bonolis fa il pieno di ascolti e prosegue spedito verso la finale di sabato. Ma il conduttore, amareggiato, si chiede perché "alcuni, non so per quale motivo, non vedono l'ora che tutto questo finisca e il festival muoia". Dopo quella sui compensi, la canzone di Povia e le lamentele di Iva Zanicchi, ora sulla kermesse incombe un'altra polemica: quella sul televoto per la gara online dei Giovani (che si chiude domani alle 23). La Fimi chiede alla Guardia di Finanza di indagare e alla Rai di sospendere la votazione in attesa di chiarimenti. "La questione del televoto tramite call center in un evento come Sanremo, al quale sono poi collegate anche delle scommesse, può avere una valenza penale e sconvolge il meccanismo della gara", tuona Enzo Mazza, presidente della Fimi, la Federazione Industria Musica Italiana. Anche il Codacons chiede di bloccare subito il televoto, annunciando un esposto alla Procura della Repubblica di Roma. Esposto che l'associazione invierà anche al ministero per lo sviluppo economico (competente per i giochi a premio), all'Antitrust e all'Autorità per le comunicazioni.
"Sono anni che contestiamo il sistema del televoto, specie se legato al Festival, dietro il quale si celano gli interessi milionari delle case discografiche - afferma Carlo Rienzi - Alterare i risultati dopando il televoto danneggia i telespettatori che spendono soldi per votare l'artista preferito ed è una violazione delle regole sui giochi a premio". Tutto nasce dalle denunce di Striscia la notizia e del Foglio. "Attraverso i call center oggi è possibile comprare voti per il proprio artista. Versando l'assegno e poi sedersi, in attesa che il doping telefonico sortisca il suo effetto sulla classifica, se si è ultimi non si vince, ma se si è ottavi magari si arriva secondi", spiegano il giornale e il tg satirico. Ma a protestare sono anche i 10 giovani finalisti del concorso, che mettono in discussione i meccanismi di votazione che avvengono con il televoto (0,75 euro a chiamata, con un massimo di 10 chiamate per apparecchio). Pippo Landro, che aderisce alla Pmi (produttori musicali indipendenti) accusa la Rai che "non ci ha dato una lira nonostante il sito abbia generato ricavi tra il televoto e la pubblicità e non troviamo che non ci sia una compartecipazione agli utili". Giampiero Raveggi, capo struttura di Raiuno, replica: "I discografici hanno sottoscritto un regolamento prima dell'inizio della gara. E non sono previste compartecipazioni di utili perché il grosso del costo delle telefonate va al gestore telefonico, il resto serve a pagare anche i costi dell'operazione. Non si possono sottoscrivere accordi e poi ridiscuterli a cose fatte. Pensiamo di aver fatto una cosa gentile nei confronti dei ragazzi portandoli in sala stampa e ospitando sul palco il vincitore che da regolamento percepisce un rimborso spese". Più diplomatico l'avvocato Lombardi, presidente dell' Afi. "Abbiamo giudicato positivamente l'iniziativa del concorso online e abbiamo pensato che fosse giusto approfittare dello spazio messo a disposizione. Speriamo che in futuro la questione della compartecipazione agli utili possa essere ridiscussa".