ROMA - "Per otto anni siamo stati compagni di banco a Raitre", dice Angelo Guglielmi, protagonista della storica stagione che lo vide gestire la rete, mentre Sandro Curzi era direttore del Tg3, dal 1987 al 1995. Il ricordo di Guglielmi parte dall'ultimo Festival di Venezia: "Lì ho visto Sandro per l'ultima volta - racconta - e mi ha detto che aveva il tempo contato. Abbiamo rivissuto, per un paio di giorni nello stesso albergo, la nostra intensa amicizia". Per Guglielmi, Curzi è stato "un grande direttore, della categoria dei Montanelli, degli Scalfari, degli Ottone", ma anche "un grande selezionatore di uomini: le persone che ha scelto sono quanto di meglio ancora oggi la Rai può proporre".
In quegli anni di stretta collaborazione, Raitre e Tg3 vivevano in sinergia perfetta: "Ci difendevamo a vicenda - racconta Guglielmi - dagli attacchi facili dei partiti, che erano numerosi, cercando di proteggere il tg e la trasmissione più esposta, il Rosso e nero di Michele Santoro. Non a caso, Sandro mi suggerì di gestirla direttamente, per metterla al riparo dalle più facili sanzioni alle quali andava incontro il telegiornale. Ma gestire Santoro voleva dire ovviamente lasciargli fare quello che voleva fare". In occasione di una campagna elettorale, ricorda ancora Guglielmi, "fummo costretti, dopo una lunga riunione notturna del Cda guidato da Walter Pedullà, a interrompere la trasmissione, dopo una nostra strenua resistenza.
Qualche tempo dopo fummo chiamati al tribunale di Roma, dove andammo curiosi, piuttosto che preoccupati: scoprimmo che un telespettatore aveva denunciato la Rai per interruzione del servizio pubblico, proprio per la mancata messa in onda di Santoro. E non nascondo che io e Sandro provammo un momento di grande compiacimento". Ma in quegli anni, per fortuna, "il direttore generale era Biagio Agnes, che ci rispettava fortemente". Quella esperienza era destinata ad infrangersi con l'arrivo al vertice della tv pubblica dei Professori: "Erano convinti che la terza rete dovesse trasformarsi in laboratorio e volevano spostare le nostre trasmissioni su altre reti - sottolinea Guglielmi - senza rendersi conto che Raitre non era un insieme di programmi, ma rappresentava una linea editoriale. Trasformarla in laboratorio voleva dire ucciderla e così è stato. Ma le nostre trasmissioni in parte sopravvivono e soprattutto sopravvivono i protagonisti, come Lerner, Riotta, Fazio, Santoro, la Dandini, Guzzanti, resti vitali anche se un po' stanchi di allora. Fummo noi - rivendica Guglielmi - ad inventare, di fatto, la tv della realtà, anticipando i reality. Da allora, la Rai non è riuscita ad inventare più nulla. Forse l'unica novità è stata Ballarò, peraltro cresciuta su quel modello". (ANSA).