Le istituzioni, il mondo della politica e del giornalismo, amici e avversari piangono la scomparsa di Sandro Curzi, uomo di parte ma anche di grande curiosità intellettuale e apertura mentale, di esemplare autonomia di giudizio e spiccata autoironia.
Per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Curzi "é stato uomo di schietta passione politica e di sempre viva non comune cordialità umana. Le aspre polemiche che lo coinvolsero nel periodo della sua massima responsabilità giornalistica non lo indussero mai ad astiose chiusure né ad alcuna attenuazione della sua autonomia di giudizio e del suo senso delle istituzioni. Tanto meno ne fu scalfito il suo profondo attaccamento al servizio televisivo pubblico com'é testimoniato dal suo impegno negli ultimi tempi".
Il presidente del Senato, Renato Schifani, ricorda come Curzi abbia "attraversato la seconda metà del Novecento italiano con coerenza, passione politica e profondo attaccamento alla professione, lasciando ai colleghi più giovani un esempio di giornalismo moderno e coraggioso". Anche per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, "la passione, il rigore e l'intelligenza con la quale ha saputo interpretare, anche con posizioni non convenzionali, i processi ed i cambiamenti della storia nazionale ne fanno un punto di riferimento per quanti considerano la professione giornalistica un servizio alla libertà di pensiero e alla democrazia".
Fausto Bertinotti piange il "partigiano aperto al mondo e agli altri, curioso anche degli avversari", ma anche il "giornalista militante di lungo corso" e "il servitore leale e coraggioso del servizio pubblico radiotelevisivo per il quale ha lavorato con la passione e l'intensità di sempre fino all'ultimo giorno". Con Curzi, dice Walter Veltroni, scompare "un vecchio amico, un giornalista di razza, un uomo coraggioso e ironico che aveva percorso nella sua vita un grande tratto della storia della sinistra italiana".
Antonio Di Pietro ricorda lo "spirito libero" di Curzi, "un uomo che ha promosso un nuovo giornalismo fatto di inchieste e di coraggio". "Mancherà al giornalismo e alla vita pubblica italiana", dice il presidente della Vigilanza Riccardo Villari. Attestazioni di stima arrivano anche dal Pdl: per Maurizio Gasparri, "Curzi era un uomo sanamente di parte", per il sottosegretario Paolo Romani "la sua voce critica e le sue posizioni talvolta anche scomode sono state un contributo alla crescita del servizio pubblico".
"Anche per noi di destra ha saputo essere un interlocutore e una persona che non si è mai tirata indietro da un civile confronto e dall'onesta testimonianza", dice il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha aperto le porte del Campidoglio per la camera ardente.
Commosso il ricordo di Curzi anche alla Rai, che il presidente Claudio Petruccioli definisce "la sua casa": l'azienda, dice, "gli è grata ed è orgogliosa di averlo avuto con sé fino all'ultimo giorno. Anche per lui è stato motivo di consolazione". Per il direttore generale Claudio Cappon, "l'Italia perde un maestro di giornalismo, la Rai uno dei protagonisti, un professionista che ha contribuito a fare la storia dell'azienda". Michele Santoro ricorda "la grandissima capacità di nutrirsi del rapporto con gli altri, anche con persone diverse da lui. Persone come Sandro in giro ce ne sono veramente poche". "Siamo tutti figli di Curzi", sottolinea Antonio Di Bella, direttore del Tg3 che fu praticamente inventato dal giornalista scomparso.
E Federica Sciarelli aggiunge: "Tutto quello che ho fatto lo devo a lui: è stato sempre un punto di riferimento". Tra i ricordi dei volti tv, quelli di Bruno Vespa ("Se ne va un vecchio leone, schierato ma corretto") e Maurizio Costanzo ("Con lui e Michele Santoro costruimmo il progetto di Telesogno che in molti fecero in modo che non arrivasse a compimento").
Tra le testimonianze del mondo sindacale, quelle della Cgil, della Cisl, della Federazione della stampa ("vero direttore" e "appassionato difensore dell'autonomia del servizio pubblico radiotelevisivo e insieme critico delle sue carenze") e dell'Usigrai ("maestro di giornalismo e pluralismo"). Alla passione per la politica e per il giornalismo Curzi abbinava quella per il calcio e per la Lazio: la squadra biancoceleste ha chiesto alla Lega di giocare con il lutto al braccio