ROMA - "Un giornale non é niente se non riesce ogni giorno a discutere con il suo pubblico". E' il 20 ottobre del 1993: in un lungo editoriale, in onda nell'edizione delle 19, Sandro Curzi, scomparso oggi a 78 anni, annuncia ai telespettatori le sue dimissioni dal Tg3, che dirige da sei anni. Poi aggiunge: "Non avremmo potuto tener testa alle pressioni di politici arroganti e alle invidie di intellettuali saccenti, se non avessimo avuto dietro la Rai, di cui si parla spesso ma a sproposito". E ancora: "Nessuno ha mai potuto chiuderci per decreto. Nessuno mai ha potuto dirmi: 'Caro Curzi, all'editore non piace che tu dia la parola ai pensionati o agli operai in cassa integrazione, e quindi o cambi strada o si chiudé".
L'attaccamento all'azienda, dunque, ma anche l'orgoglio dell'autonomia dell'informazione e la consapevolezza di aver creato un modo diverso di fare giornalismo televisivo, offrendo il microfono alle piazze e non solo alle voci del Palazzo, caratterizzano la prima fase dell'esperienza a Viale Mazzini di Curzi. La nomina di Curzi al Tg3, nel marzo del 1987, coincide con la divisione della testata nazionale da quella regionale (l'attuale Tgr). Prima di allora il tg poteva contare su uno share piuttosto basso, tra il 2 e il 3%; quando Curzi lascia, il tg è arrivato a sfiorare il 20% e ha 'accompagnato' un'Italia semrpe più insofferente della Prima Repubblica che segue con crescente interessse le vidende di Tangentopoli e e i grandi attentati di mafia del 1992.
La nomina di Curzi è una scelta interna: dal 1979 al 1987 era stato infatti condirettore prima di Biagio Agnes (che poi ha assunto la direzione generale dell'azienda) e poi di Luca di Schiena. Il Tg3 di Curzi è tra i notiziari quello che forse dà più voce alle opposizioni: trovano spazio prima il Pci e poi il Pds, Rifondazione Comunista, la Lega e la Rete, ma anche a destra il Movimento Sociale. Ma soprattutto trovano spazio le lotte sociali, il movimentiamo, la gente e la Piazza, protagonista principale di Samarcanda prima - con una formula mutuata dalle conferenze delle sezioni comuniste degli anni '50 con il microfono che girava fra i militanti - e poi de Il rosso e il nero, entrambi condotti da Michele Santoro.
La storia del Tg3 di Curzi e' quella delle lunghe dirette: per la prima per la prima volta un giornale della televisione apre con una copertina (il fatto del giorno con i relativi commenti) e per la prima volta un tg nazionale, in occasione di avvenimenti di particolare rilevanza, viene fatto nelle sedi regionali (é il caso della stragi di Capaci e di via D'Amelio). E' anche un tg che cerca formule nuove, per esempio il gemellaggio Roma-Milano per l'edizione delle 14.30 e Roma-New York per quella delle 22.30.
I detrattori accusano il Tg3 di fare un'informazione troppo militante, qualcuno lo battezza Telekabul. Ma Curzi, nel suo ultimo editoriale, rifiuta la tesi secondo la quale il suo telegiornale sia stato "un fortino compatto e un po' fazioso". "Non è vero: qui ci sono tante teste e tante idee, giornalisti che discutono per ore, ma che poi sono uniti nello sforzo di informare". Lasciata la Rai, per Curzi si apre subito l'avventura di Telemontecarlo, dove viene chiamato a dirigere le news: qualcuno parla del progetto Telesogno, lanciato da Maurizio Costanzo e Santoro.
L'esperienza si chiude però tre anni dopo con la vendita dell'emittente a Vittorio Cecchi Gori, che licenzia il giornalista. Curzi fa ancora tv come editorialista per il Maurizio Costanzo show e nel 1996 torna a Viale Mazzini, con un contratto su Raiuno per condurre I grandi processi insieme a Franca leosini. Dopo sei anni alla guida di Liberazione, il 17 maggio 2005 entra nel consiglio di amministrazione della Rai, nominato dalla commissione di Vigilanza in base alle nuove norme della legge Gasparri.
Da consigliere anziano, guida l'azienda in attesa della nomina del presidente, che sarà poi Claudio Petruccioli (dopo che finiranno 'bruciate' le candidature di Andrea Monorchio e Giulio Malgara). Curzi non si sottrae al ruolo: sono i giorni dell'accordo triennale di massima con Endemol per Affari tuoi e soprattutto dell'acquisizione dei diritti dei Mondiali di calcio 2010 e 2014 e della Champions League.
Anche in questi anni, che vedono come sempre il suo impegno in difesa dell'autonomia dell'informazione, della libertà di satira, dei programmi di interesse sociale, Curzi rivendica la propria indole di uomo-azienda: "Un cda non può funzionare se i consiglieri si mettono gli elmetti e le casacche di partito. Bisogna condividere uno spirito aziendale, per poi magari dividersi su singoli aspetti. Ma non fare del cda un parlamentino rissoso". Ma fa anche scelte controcorrente: per esempio quella di astenersi sulla proposta del direttore generale Claudio Cappon di licenziare Agostino Saccà.