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» 2008-06-04 09:08
LEADER INVOCANO FATTI, MA PER ORA SUMMIT DI PAROLE
(di Flavia Ressmann)
Tanti i leader, da tutti gli angoli del pianeta, che hanno risposto al richiamo delle Nazioni Unite per dire ad una voce sola che è tempo di agire e che gli 862 milioni di persone a cui è negato il diritto al cibo sono un insulto non più tollerabile per l'umanità. Ma - almeno per questa prima giornata di lavori - al vertice della Fao sull'emergenza alimentare si sono sentite solo parole. Anche quelle, dirompenti come sempre, del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che ha attaccato tutto e tutti affrontando la stampa internazionale in una lunga conferenza stampa. Per i fatti però si attende, fiduciosi, giovedì prossimo, la dichiarazione finale che elaboreranno le 183 delegazioni che partecipano al summit. Ad essa l'arduo compito di sciogliere gli spinosi nodi delle politiche protezionistiche dei paesi industrializzati che hanno distorto i meccanismi del mercato e di raggiungere un ampio consenso sul tema dei biocarburanti, accusati di togliere cibo ai poveri del mondo per consentire ai ricchi di fare il pieno di benzina. Ad aprire i lavori - una cinquantina i capi di Stato e di Governi presenti - è stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano mentre la città eterna, fin dalle prime ore del mattino è stata, di fatto, ostaggio del summit. Complice anche una fastidiosa pioggia, il traffico è inevitabilmente andato in tilt nelle ore di punta a causa dei blocchi imposti da ragioni di sicurezza e dai percorsi dei mezzi pubblici deviati. Misure rese indispensabili dalla presenza di personaggi del calibro del presidente iraniano Mahmoud Amadinejad, ma anche del contestato leader dello Zimbabwe Robert Mugabe.

Ospiti "scomodi" a parte, oggi Roma è stata un vero è proprio crocevia diplomatico con il francese Nicolas Sarkozy, lo spagnolo José Luis Zapatero, l'egiziano Hosni Mubarak, il brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, l'argentina Cristina Kirchner fino al giapponese Yasuo Fukuda, solo per citarne alcuni impegnati tra il vertice e colloqui a margine. Solenne l'atmosfera che si respirava stamane nella sala plenaria della Fao, in linea con le dichiarazioni forti che vi sono state pronunciate: "la fame e la malnutrizione sono inaccettabili in un mondo che, in realtà dispone di livelli di produzione, di risorse e di conoscenze sufficienti per mettere fine a tali drammi e alle loro conseguenze" (il Papa); "non si può, per superare la crisi alimentare e garantire una prospettiva di reale food security, fare affidamento sulle virtù riequilibratrici del mercato" (Napolitano); "Il mondo ha bisogno di produrre più derrate alimentari: occorre aumentarle del 50% entro il 2030 per far fronte allo sviluppo della domanda"( Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite). E ancora, l'invito alle "scelte coraggiose" e allo stop degli "sprechì da parte dei Paesi ricchi lanciato dal direttore della Fao, Jacques Diouf: "l'importante oggi - ha detto il senegalese da una quindicina d'anni alla guida della Fao - è capire che non è più il momento delle parole, ma è arrivato il momento dei fatti".

"E' tempo delle azioni, non delle parole", gli ha fatto eco il premier Silvio Berlusconi. Tra tutti gli interventi, il più atteso, non poteva essere che quello del leader della Repubblica islamica, il penultimo a prendere la parola. Ahmahadinejad non ha risparmiato colpi: ha sparato sulla stessa Fao proponendo in sostanza di rimpiazzarla con "un organismo indipendente e dotato di ampi poteri", cui "devono rispondere tutti i paesi del mondo" e in grado di gestire "con equità " il mercato dell'alimentare e di gestirne tutti i passaggi, "dalla produzione al consumo". Ha reiterato la necessità di far "sparire" Israele dalle mappe geografiche "nell'interesse della stessa Europa" ed ha denunciato nel campo dell'energia "evidenti ed irresponsabili interferenze" da parte di mani visibili e non che controllano in modo "menzognero" i prezzi allo scopo di perseguire i loro intenti politici ed economici. Senza ombra di dubbio Ahmadinejad ha dominato la scena della prima giornata di questo summit. I numerosi monitor a disposizione dei giornalisti lo hanno rincorso ed inquadrato spesso: sempre sorridente e affatto a disagio pur se escluso (l'unico insieme al collega Mugabe) dalla cena di gala offerta da Berlusconi questa sera a Villa Madama.

Gli unici faccia a faccia, a Roma, li ha avuti con il nipponico Fukuda e con Ban Ki-moon a margine dei lavori della Fao. Felpata, invece, la presenza al summit dell'altra 'pecora nera', l'anziano Mugabe, reduce da contestate presidenziali e con il Paese sull'orlo della rivoluzione. Ha alzato la voce solo per sferrare un duro attacco all'occidente colpevole, a suo avviso, di voler arrivare, attraverso sanzioni e imposizioni economiche, ad un illegale cambiamento del regime nel suo Zimbabwe.