Un forte attacco alla "speculazione" che spinge al rialzo i prezzi del petrolio e una difesa a spada tratta della "rivoluzione energetica" promossa dal Brasile, in particolare il programma sui biocombustibili: sono i due punti centrali sottolineati dal presidente Luiz Inacio Lula da Silva, in vista della Conferenza Fao sulla crisi alimentare, martedì e mercoledì a Roma. Incontrando la stampa all'ambasciata brasiliana, Lula ha fatto capire che non ci sta a finire nel banco degli imputati della Conferenza a causa del colossale programma brasiliano di etanolo, che per molti Paesi ed esperti è fra i principali responsabili dell'ondata di aumenti dei prezzi internazionali degli alimenti.
Oltre ai sussidi europei all'agricoltura, Lula ha più volte criticato la fase di "speculazione" che attraversano i mercati petroliferi, contrattaccando nel contempo di fronte a quella che ha definito una "demonizzazione" del programma brasiliano dei biocombustibili, iniziativa che - ha più volte sottolineato - non è una minaccia per la produzione degli alimenti. Tale tesi rappresenta semplicemente "una diffamazione", ha aggiunto, puntualizzando di essere contrario alla produzione dei biocarburanti ricavati dai cereali. I dati del Brasile sul fronte dei biocombustibili sono infatti impressionanti: entro un paio d'anni Brasilia sarà tra i maggior esportatori mondiali di bioetanolo da canna da zucchero, mentre il Paese ha il record per la vendita di auto 'flex', che vanno cioé a benzina o ad alcool derivato proprio dalla canna da zucchero. Nel sottolineare di non sentirsi "preoccupato" per gli eventuali attacchi che il Brasile dovrà affrontare alla Conferenza Fao (da altri Paesi, ma anche dalle ong), Lula ha ricordato che intende chiedere al segretario generale Onu, Ban Ki-Moon (che incontrerà domani) la convocazione di una riunione internazionale proprio sulla speculazione nel mondo del petrolio.
"E' necessario trovare un prezzo del greggio che sia compatibile con le necessità dei Paesi poveri del mondo", ha proseguito, spiegando che "al momento dell'estrazione, il prezzo del greggio non arriva ai 35 dollari il barile", a fronte delle attuali quotazioni (127 dollari). Oltre al fatto, ha subito aggiunto, che non bisogna dimenticare aspetti quali "l'incidenza del prezzo del greggio sui trasporti degli alimenti o sulla produzione dei fertilizzanti".
L'obiettivo di Brasilia è insomma dimostrare al mondo che il proprio programma "etanol" è "compatibile" con la produzione di cibo, e che il Paese porta avanti senza sosta i progetti per la "sicurezza alimentare", ha osservato ancora Lula, per il quale i nemici dell'etanolo brasiliano sono le lobby petrolifere, ma anche "l'industria europea dell'auto, che non intende cambiare il proprio modello produttivo". Rispondendo ai cronisti sulle accuse che da più parti si fanno al Brasile sulle condizioni di vita dei lavoratori nelle piantagioni della canna da zucchero, Lula non ha nascosto il problema, ammettendo che in effetti "é un lavoro molto duro: non di più, però, di quanto avveniva con i minatori del carbone" molti anni fa in Europa. Il presidente ha infine chiuso la conferenza stampa mostrando a giornalisti e fotografi un modellino di un auto "made in Brazil", vettura che sarà tutta costruita con plastica ricavata dall'etanolo di canna da zucchero: senza una goccia di petrolio.