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» 2008-08-05 14:26
AIDS: AFRICA, L'EPIDEMIA E' AL FEMMINILE
dell'inviata Enrica Battifoglia

CITTA' DEL MESSICO - La chiamano un'epidemia dimenticata, quella che nell' Africa Subsahariana sta aggredendo soprattutto donne e giovanissime, al punto che le donne sono orami il 60% delle persone colpite dal virus HIv. Viene definita così nella conferenza mondiale sull'Aids in corso a Città del Messico, nella quale le donne di tutto il mondo sono numerose e sono una presenza decisamente attiva, tanto nel mondo della ricerca che in quello delle associazioni e dell'attivismo. "E' tempo di promuovere la leadership delle donne", ha detto il direttore esecutivo del Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (Unfra), Thoraya Obaid .

 "Per invertire la progressione della diffusione del virus Hiv - ha aggiunto - dobbiamo mettere fine alle disuguaglianze di genere che alimentano la malattia". In questo congresso nel quale, con una convinzione senza precedenti, la lotta contro l'Aids si sovrappone alle battaglie per i diritti umani, c'é una chiara percezione che il rispetto dei diritti delle donne sia il modo migliore per prevenire nuove infezioni nelle donne e per migliorare la qualità di vita nelle donne colpite dal virus Hiv. "In primo luogo è necessario che le giovani donne imparino a conoscere e a far rispettare i loro diritti", ha osservato Ines Alberdi, direttore esecutivo del Fondo delle Nazioni Unite per le donne (Unifem). "Agire subito" è una delle frasi più ricorrenti in questa conferenza mondiale ed è già stata pronunciata, anche gridata, già molte volte in questi giorni. I dati sul volto femminile dell'Aids, d'altro canto, non lasciano spazio a esitazioni o ritardi. Basti pensare che nel mondo le donne sono il 50% delle persone con il virus Hiv e le donne più giovani (fra 15 e 24 anni) corrono un rischio di infezione due volte e mezzo maggiori rispetto a quello che corre un uomo. Nel 2007 15,5 milioni di donne nel mondo viveva con il virus Hiv (nel 2001 erano 14,1 milioni) e la tendenza registrata finora prevede che i casi nelle donne continueranno ad aumentare ovunque. Eppure le ragioni che rendono le donne così fragili davanti al virus sono note: scarsa conoscenza dell'Aids, insufficiente accesso ai servizi di prevenzione, incapacità o impossibilità di praticare sesso sicuro, assenza di metodi di prevenzione femminili.

NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO PIU' COLPITE LE DONNE SPOSATE

Nei Paesi in via di sviluppo sono le donne sposate e monogame le più colpite dal virus Hiv. Secondo il rapporto presentato dall'associazione Population Action International nella conferenza mondiale sull'Aids di Città del Messico, "il matrimonio viene spesso percepito come un fattore di protezione, ma non lo è". Lo testimonia il fatto che anche i Paesi in cui il numero di nuove infezioni si è ridotto, la maggior parte di esse avviene adesso tra le donne sposate e monogame". Accade per esempio in Cambogia, dove quella da marito a moglie è la principale modalità di trasmissione del virus Hiv, responsabile di due quinti delle nuove infezioni. Il problema, rileva l'indagine, è che "l'uso del condom continua ad essere molto poco diffuso nelle coppie sposate e con i partner fissi", mentre "resta associato a infedeltà o prostituzione. E un recente studio del programma sull'Aids delle Nazioni Unite (Unaids) ha calcolato che il 90% delle donne sieropositive sono state infettate dal marito". Nei Paesi più poveri le conseguenze di questi comportamenti trasformano il sesso non protetto nel secondo fattore di rischio per la salute delle donne e la quinta causa di morte. Una situazione tanto più grave considerando che, sempre nei Paesi in via di sviluppo, si calcola che nei prossimi dieci anni ben cento milioni di giovani si sposeranno prima di compiere 18 anni.

CLINTON: CURE A TUTTI, IL PIU' PRESTO POSSIBILE

Farmaci anti-Aids per tutti "il più rapidamente possibile": per Bill Clinton la corsa contro il tempo è decisiva per avere ragione dell'epidemia. L'ex presidente degli Stati Uniti lo ha detto oggi, nella prima giornata di lavoro della conferenza mondiale sull'Aids a Città del Messico, mentre davanti a lui sfilava pacificamente un gruppo di attivisti. Rendere disponibili prevenzione e farmaci in tutti i Paesi entro il 2010 è una promessa, ma "adesso - ha detto il padre della Fondazione Clinton - dobbiamo trovare urgentemente le strategie più efficaci per mantenerla. La ricerca è una priorità e va finanziata, ma da sola non basta". Parallelamente, ha aggiunto, vanno ricostruiti i sistemi sanitari, rivisti i sistemi di assicurazioni sulla salute e i costi. "Finora, grazie all'impegno della Fondazione Clinton, della Fondazione Bill e Melinda Gates e del Fondo Globale contro turbercolosi, Aids e malaria siamo riusciti a portare i farmaci a tre milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo", ha detto l'ex presidente, ma le nuove infezioni continuano ad aumentare ovunque. "I nuovi casi sono 50 volte più numerosi nei Paesi in via di sviluppo che nel Nord del mondo", ma anche i Paesi industrializzati devono affrontare nuove sfide. Una di queste, ha aggiunto, "é il riemergere delle infezioni da Hiv negli Stati Uniti". Per Clinton è chiaro che nel Nord come nel Sud del mondo si devono mettere in atto tutti i diversi approcci disponibili per garantire la prevenzione e, parallelamente, vanno riorganizzati i sistemi sanitari.