L'inquietudine di Giorgio Napolitano per il clima di scontro politico quotidiano si riflette anche sui lavori parlamentari: la preoccupazione del Capo dello Stato é che a luglio l'ingorgo di provvedimenti possa alterare ulteriormente il clima politico, con esiti imprevedibili. Se anche il Partito democratico seguirà l'Italia dei Valori sulla strada dell'ostruzionismo, sarà quasi inevitabile per il governo ricorrere alla fiducia sul decreto sicurezza e forse anche sulla manovra economica: tutti temi di cui si è certamente discusso al Colle nel corso dell'incontro con i presidenti delle due Camere. Il tentativo del Quirinale è quello di scongiurare la chiusura delle ultime finestre di dialogo tra maggioranza e opposizione, ma certo si tratta di un compito molto difficile. Silvio Berlusconi assicura infatti che sulla giustizia e sulla sicurezza andrà avanti a dispetto delle "polemiche strumentali" che finiscono per mettere in secondo piano l'interesse dei cittadini. Il presidente della Repubblica può forse contare sull'aiuto di Umberto Bossi che ha promesso di parlare a breve con Walter Veltroni per convincerlo a non abbandonare il tavolo della trattativa sulla riforma dello Stato (peraltro mai realmente avviata): il senatur pensa che il Cavaliere debba "darsi una calmata" e che sbagli nei toni con cui aggredisce i magistrati e l'opposizione. Ma bisogna capire quali saranno i suoi reali margini di manovra. Come fa sapere infatti Roberto Calderoli, il rimprovero leghista non significa che ci siano divergenze nel centrodestra: piuttosto è la presa d'atto che le riforme costituzionali (e forse non solo quelle) non si possono fare a colpi di maggioranza e dunque il premier farebbe bene ad essere un po' più malleabile. Il Carroccio punta ad avere entro la fine dell'anno un "assaggio" di federalismo fiscale (Roberto Cota) e si rende conto che il muro contro muro può compromettere il raggiungimento del traguardo. Pare di capire che i lumbard abbiano intenzione di confrontarsi con tutte le anime del Pd (Calderoli accenna a Sergio Chiamparino), scardinando le parole d'ordine del segretario che ha decretato la chiusura del dialogo con Berlusconi. Ma naturalmente perché questa strategia possa avere qualche chance di successo sarebbe necessario almeno un incontro a metà strada su giustizia e immigrazione. Invece allo stato le posizioni restano immutate. Roberto Maroni va avanti sul progetto di schedatura dei bambini rom nonostante l'ostilità del mondo cattolico, mentre sul decreto sicurezza sembra tramontata l'ipotesi di uno "scambio" tra la norma blocca-processi e il lodo Schifani: l'opposizione chiede che prima sia ritirato il contestato emendamento introdotto nel pacchetto sicurezza e poi si discuterà. Per la verità non era questa la proposta iniziale di mediazione avanzata da Pier Ferdinando Casini, ma a questo punto il Popolo della libertà non si fida più nemmeno dei "pontieri": certe dichiarazioni dei democratici, come quella di Pierluigi Bersani che dice di non aver mai capito questa insistenza sul dialogo, annullano i margini di mediazione. Fabrizio Cicchitto e Franco Frattini parlano di un Veltroni prigioniero di Antonio Di Pietro, il leader dell'Idv - accusato dal Pdl di usare un linguaggio da trivio contro il presidente del Consiglio - si rifiuta di chiedere scusa e anzi pretende che sia il premier a farlo. In realtà non sembrano esserci temi sui quali sia possibile un'intesa bipartisan. Anche sulla manovra economica Pd ed Idv sono all'attacco e Veltroni denuncia i pericoli di un'inflazione mai così alta: il governo non pensa alle famiglie, dice il segretario democratico, ma solo ai problemi del premier. Replica di Paolo Bonaiuti: accuse paradossali da chi ha portato il comune di Roma al dissesto economico. Prodi ha compromesso lo sviluppo, argomenta Cicchitto, e adesso Veltroni insegue Di Pietro sulla linea dello sfascio. Davvero difficile pensare alla ripresa di un confronto, il Pdl ritiene che a questo punto sia meglio andare avanti a colpi di maggioranza, forti del consenso elettorale. Proprio ciò che spaventa la Lega.