ROMA - "Arrivai che i cadaveri non erano ancora stati ricoperti dai teli bianchi. C'era poca gente. Sono stato il primo fotografo in via Fani. Era passato poco più di un quarto d'ora dal rapimento del presidente della Dc". Antonio Ianni, oggi in pensione, fotografo dell'ANSA, ho raccontato tempo fa come ha vissuto quel 16 marzo e i dettagli e l'emozione di quel "primo servizio importante". Una delle sue prime foto, scattate quel giorno, fu quella di una borse di pelle nera, ad una decina di metri dalle auto, accanto al marciapiede e che "sembrava smarrita da qualcuno". Le foto successive furono scattate all'interno delle auto. C'era una pistola di un agente di scorta ancora posata sul cruscotto. "Ricordo di avere visto sui sedili posteriori un grosso pacco di giornali e forse qualche cartellina. Alzai gli occhi perché sentii un elicottero che fece un paio di giri sulle nostre teste e poi scomparve. Non mi sembrava avesse segni distintivi evidenti della polizia o dei carabinieri. Ebbi solo il tempo di fare quelle foto mentre arrivavano i fotografi delle altre grandi agenzie straniere poi fummo allontanati tutti dal servizio d'ordine e continuammo a scattare foto da un terrazzo lì vicino". "Poco dopo - ricorda Ianni - andai a Pratica di Mare per cercare di fare delle riprese dall'alto. Mi informai e mi dissero che in quell'ora nessun elicottero si era alzato in volo a Roma. Mi ricordai di quell'elicottero che avevo visto senza alcuna insegna: era un elicottero civile. Notai, riflettendo, che in fondo a via Fani, a sinistra c'é un boschetto. Quell'elicottero non sapevo spiegarmelo". "Tornato a casa la sera la trovai tutta sottosopra. Letteralmente sottosopra. La mia pistola sul letto, l'oro, l'orologio e tutti i beni, tutto sul letto. Nessuno aveva toccato nulla ma la casa era sottosopra".