ROMA - Un doppio salto mortale carpiato all'indietro. Un tuffo nel passato di 30 anni ad altissimo coefficiente di difficoltà. Così mi sento, quasi fossi sul trampolino olimpico, nel rievocare oggi e far riemergere ricordi e sensazioni di quell'incredibile giornata di tre decenni fa. Quella mattina ero dal barbiere, proprio così. Mentre all'incrocio tra via Fani e via Stresa deflagrava la "geometrica potenza di fuoco" delle brigate rosse, il cronista che dal almeno un lustro seguiva la sanguinosa scia tracciata dalla follia del partito armato se ne stava tranquillamente sprofondato nella poltrona del suo barbiere di fiducia. Alle 8:30 di un mattino che annunciava primavera, avevo deciso di farmi rasare dal mio amico 'Totonno', chiacchierando di calcio. Andavo ripetendomi che, finalmente, nulla mi avrebbe impedito di rilassarmi un po', magari con quella partita a tennis da tempo rinviata. D'altronde, per un altro singolare incrocio del fato, il 16 maggio avrebbe dovuto essere una giornata di silenzio dell'informazione. C'era lo sciopero indetto per il nuovo rinnovo del contratto nazionale del lavoro, ed anche l'ANSA aveva chiuso i battenti. "Interrompiamo le trasmissioni...". Immediato silenzio nella piccola barberia. Cosa andava blaterando la radiolina? "Agguato e sparatoria...", "Rapito il presidente della Dc, Aldo Moro...","Assassinati i cinque agenti della scorta...". Incredulo, scatto dalla poltrona e salto sull'auto mentre, come nei film de 'Il Padrino', con un asciugamano mi tolgo la schiuma dal volto. Come qualche centinaio di colleghi, non mi chiedo affatto se le telescriventi abbiano ripreso a battere perché so già che è così. Penso solo a raggiungere il prima possibile un telefono: il fantastico cellulare dei giorni nostri era allora un oggetto alieno, ben lontano dalla realtà, ed un cronista che si rispettasse doveva sempre avere con sé un'adeguata scorta di gettoni telefonici. Dal contatto con la redazione la conferma: l'ANSA ha ripreso il lavoro e sta trasmettendo a getto continuo. Allora via fino a qual maledetto incrocio, dove quel che vedi ti dice che ora tutto sta cambiando e che il 16 marzo non sarà mai più un giorno come un altro. Ti guardi attorno e capisci che è finito il tempo dei 'se' e dei 'ma'... Comincia invece quello delle tante domande e delle poche risposte.