ROMA - Dopo l'arresto di Rita Algranati, avvenuto nel 2004 in Egitto, restano ancora latitanti due dei brigatisti condannati per il caso Moro: Alessio Casimirri e Alvaro Lojacono. Questo almeno secondo la ricostruzione 'ufficiale', perchè secondo altre ci sono altri protagonisti della vicenda che ancora non sono usciti allo scoperto.
CASIMIRRI - Il 'nicaraguense' Alessio Casimirri è l'unico componente del commando Br che rapì Moro in via Fani che non è mai stato arrestato ed è sempre rimasto latitante. La sua ex moglie, Rita Algranati, che viveva in Algeria, è stata invece arrestata in Egitto nel gennaio 2004 ed estradata in Italia, dopo oltre 25 anni di latitanza. Per la partecipazione al rapimento Moro e ad altre azioni terroristiche, Casimirri è stato condannato a sei ergastoli nel processo Moro-ter. Nato nel 1951, figlio di un ex direttore della sala stampa vaticana, Casimirri è entrato nelle Br (con il nome di battaglia di "Camillo") dopo una militanza in Potere Operaio e nel servizio d'ordine dell'Autonomia operaia di via dei Volsci. Con la Algranati gestiva un' armeria vicino piazza San Giovanni di Dio. Casimirri si rifugia in Nicaragua negli anni Ottanta. Diplomato Isef ed esperto sommozzatore, si è dedicato per anni alla pesca e alle ricerche subacquee e ha poi aperto, con Manlio Grillo (uno dei responsabili del "rogo di Primavalle"), il ristorante italiano "Magica Roma" nel centro di Managua. Nel 1988 ha ottenuto la cittadinanza del Nicaragua grazie al matrimonio con Raquel Garcia Jarquin, dalla quale ha due figli. Nel 1998, combinando l'attività di sub e quella di ristoratore, 'Camillo' apre un altro ristorante, la 'Cueva del Buzo' (La tana del sub), sulla costa, non lontano da Managua, in cui serve il pesce che cattura nelle acque del Pacifico e che, pare, cucini benissimo. L'Italia ha più volte chiesto la consegna di Casimirri, ma tra Italia e Nicaragua non c'è un trattato per le estradizioni e la Costituzione nicaraguense vieta di consegnare un cittadino ad un altro paese, soprattutto se le sentenza ha implicazioni politiche. Nel 2004, in un'intervista al 'Nuevo Diario', Casimirri ha negato di aver partecipato all'agguato di via Fani, dicendo che il giorno del sequestro stava "dando lezioni di educazione fisica in una scuola".
LOJACONO - Lo "svizzero" Alvaro Lojacono, 54 anni, ha una condanna all'ergastolo nel processo Moro-quater per il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro. Lojacono era entrato nella colonna romana delle Br dopo una militanza nei gruppi dell'estrema sinistra romana. Nel 1975 era stato coinvolto nell'uccisione, a Roma, dello studente greco di destra Mikis Mantakas e per questo episodio è stato condannato a 16 anni. Secondo la ricostruzione giudiziaria, Lojacono faceva parte del commando delle Br che agì in via Fani. Dei membri di quel commando, Lojacono, con Casimirri e la Algranati, è stato coinvolto nelle vicende giudiziarie del caso Moro solo in un secondo tempo. Dopo un periodo in Algeria e, forse, in Brasile, Lojacono si rifugia nel Canton Ticino, dove viveva la madre, Ornella Baragiola, cittadina svizzera, e dove ottiene la cittadinanza svizzera, prendendo il cognome della madre. La Svizzera non ha mai concesso l' estradizione, ma lo ha arrestato nel 1988 per una condanna a 17 anni per l'uccisione del giudice Tartaglione. Dopo nove anni di detenzione, Loiacono ha ottenuto la semilibertà per seguire corsi di giornalismo e nell'ottobre 1999 è tornato in libertà. Lojacono è arrestato di nuovo il 2 giugno 2000 dalla polizia francese su richiesta italiana, sulla spiaggia dell'Ile Rousse, in Corsica. La Francia però non concede l'estradizione e l'ex terrorista torna libero e in Svizzera.
E I DUE SULLA MOTO ? - Secondo diversi testimoni, in via Fani erano presenti anche due persone a bordo di una moto Honda di grossa cilindrata, piazzata a controllare l' incrocio tra via Fani e via Stresa. La presenza di questa moto è stata sempre esclusa da tutti i brigatisti, ma Etro ha detto che Casimirri gli avrebbe parlato dei "due cretini" della moto, mentre Adriana Faranda ha parlato della possibilità che militanti non regolari, saputo dell'azione, abbiano voluto essere presenti. La presenza della Honda in via Fani è stata sostenuta soprattutto dal testimone Alessandro Marini che ha detto che uno dei due a bordo sparò con un piccolo mitra verso di lui, colpendo il parabrezza del suo ciclomotore. Subito dopo l'arma si inceppò e cadde il caricatore. Il testimone riferisce anche che uno dei due somigliava moltissimo all'attore Eduardo De Filippo. Una ricostruzione sostiene che i due fossero "Peppe" e "Peppa", nomi di battaglia usati negli anni settanta da due militanti del Comitato proletario zona nord. Pino De Gori, avvocato della Dc in tutti i processi del caso Moro, dichiarò che i due sulla moto erano del Mossad, venuti ad 'assistere' al rapimento su una moto che si piazzò alle spalle della Fiat 130 del Presidente Dc.