(ANSA) - ROMA, 13 MAR - Le lettere di Aldo Moro dalla "prigione Br" senza manipolazioni o censure, e soprattutto con diverse novità. La principale è che durante i 55 giorni furono almeno 36 - e non 28 come si riteneva finora - le missive che uscirono dalla prigione e vennero consegnate ai destinatari. Questo promette il libro " Aldo Moro. Lettere dalla prigionia", curato da Miguel Gotor ricercatore di Storia Moderna all'Università di Torino, pubblicato da Einaudi. "Anzitutto - spiega Gotor all'ANSA - ci sono delle missive tagliate e fatte oggetto di una manipolazione censoria che le ha rese di difficile comprensione; inoltre, credo di essere riuscito a ricostruire il laborioso meccanismo di composizione di molte missive, il rapporto cioé che intercorreva tra la scrittura di Moro, la dattiloscrittura dei brigatisti e l'ultima stesura da parte del prigioniero dopo che il dattiloscritto aveva passato il vaglio del comitato esecutivo". Il Professore ha dato "molta importanza alla raffinata strategia di recapito adottata dai brigatisti che fu parte integrante della loro azione terroristica a livello propagandistico ed è stata spesso sottovalutata nella sua portata destabilizzante". - Perché fare questo lavoro, quale spinta l'ha motivato? "Il motivo principale è stato l'intento di restituire a Moro le sue parole più vere attraverso una nuova trascrizione di questi testi effettuata, quando è stato possibile, sugli atti originali. Tale rilettura ha consentito di correggere varie interpretazioni erronee presenti nelle precedenti edizioni che si basavano sulla trascrizione effettuata dalla Commissione Moro e dalla Commissione stragi. Non meno importante è stato il desiderio di fissare una cronologia delle missive scegliendo di valorizzare il tempo di composizione di Moro per dare conto del fluire del suo pensiero e finalmente consentirne una lettura il più possibile lineare, aggirando così l'interdizione voluta dalle Brigate rosse durante quei 55 giorni. Infine, ho voluto ancorare questi documenti - i singoli testi - alla vicenda storica complessiva del sequestro utilizzando il massimo rigore critico possibile". - Qual è la lettera più importante e perché? "Non è facile scegliere. Forse, sul piano interpretativo le lettere più importanti sono quelle spedite a Francesco Cossiga e a Nicola Rana in occasione del primo recapito del 29 marzo 1978. Nella missiva a Rana Moro chiedeva che ogni eventuale negoziato avvenisse segretamente e definiva le modalità per instaurare un canale di ritorno tra l'esterno e l'interno della prigione presso la portineria del suo collaboratore. Nella missiva a Cossiga chiariva che egli si trovava sotto "un dominio pieno ed incontrallato" e poteva essere indotto a parlare rivelando informazioni sensibili per la sicurezza dello Stato. Le Brigate rosse non rispettarono quanto pattuito con Moro e divulgarono la lettera a Cossiga, ma al contempo tutelarono la segretezza della lettera a Rana, implicitamente dimostrando la loro volontà di mantenere aperto quel canale di ritorno e di stabilire così un doppio livello di comunicazione pubblico/riservato. Un'altra lettera significativa è quella alla DC. Di essa abbiamo ben tre differenti versioni. L'analisi e il confronto delle diverse versioni e delle modalità della loro trasmissione nel corso del tempo mi ha consentito di entrare nella 'officina' brigatista, nel discorso censorio attuato e nel complesso campo di relazioni instaurato tra i carcerieri e Moro". - Qual è il periodo ancora più oscuro o meno decifrabile? "Sempre assumendo come punto di partenza e di analisi queste lettere, esistono almeno due momenti di particolare interesse: intorno al 19 aprile si ha una sorta di esplosione narrativa da parte di Moro che lo porta a scrivere, fino al 27 aprile, circa 47 missive, ossia la metà dell'intero epistolario conosciuto. Tra il 19 e il 23 aprile Moro redige ben 23 lettere e in alcune di esse si avverte un cambio di tono e di equilibrio psicologico del prigioniero che colpisce l'attenzione del lettore. L'altro momento, nei primi giorni di maggio, concerne l'ultima lettera a Zaccagnini in cui Moro parla di sé come uomo prossimo alla libertà, deciso a iscriversi al gruppo misto per la durata della legislatura. Questa missiva va incrociata con le corrispondenti pagine del "Memoriale" in cui il prigioniero è sicuro di essere di lì a poco restituito ai suoi affetti e alla vita politica".(ANSA).