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» 2008-03-16 09:48
Br sapevano di incontro il 16 con Zaccagnini?
ROMA - Uno degli elementi non chiariti della strage di Via Fani è la certezza che le Br avevano che il 16 marzo Moro e la sua scorta sarebbero passati proprio in quella strada e a quell'ora. Degli uomini in divisa non potevano passare inosservati a lungo, fermi, all'angolo di un incrocio. Era un'azione che non poteva fallire né si poteva replicare: doveva esserci la certezza di colpire. La signora Nora Moro durante il primo processo ha dato un contributo che è stato accantonato troppo facilmente, visti alcuni riscontri che ci sono stati negli anni. "Io vorrei sapere - disse Eleonora Moro in aula - cosa è successo il 15 marzo. Perché se il 15 marzo, in via d'ipotesi, mio marito avesse avuto un appuntamento con Zaccagnini: 'andiamo insieme in Parlamento e discorriamo di queste cose', allora sì che via Fani era una strada obbligata. Allora, se questo è stato combinato per telefono, il nostro telefono era sorvegliato, qualcuno poteva sapere con precisione che il giorno dopo l'onorevole Moro passava in via Fani". Il giudice chiese se avesse fatto riscontri. "Sì, ho tormentato tutti quelli che potevo tormentare. Non sono riuscita a sapere con chi si dovesse incontrare. E qualche volta ho avuto anche l'impressione che non mi si volesse dire". Effettivamente - come ha rivelato il volume di Marcucci e Selva 'Il martirio di Aldo Moro' nel 1979 -, quella mattina il presidente della Dc doveva recarsi proprio da Benigno Zaccagnini, il segretario della Dc che voleva dimettersi per protesta dalla carica, perché non condivideva la lista dei ministri stilata da Andreotti per il governo che doveva avere l'appoggio del Pci. Il 16 marzo Moro uscì in anticipo da casa. Poco prima delle 9. "Prima di andare alla Camera, (Moro) deve fare una sosta al Centro studi Alcide De Gasperi, alla Camilluccia. Secondo alcune voci- si afferma nella prima edizione del libro -, Zaccagnini lo attende per presentargli ufficialmente le dimissioni da segretario politico. Il Centro studi della Dc è, comunque, un passaggio quasi obbligato per Moro. In fondo a via della Camilluccia, una lunga discesa tutta curve, c'é Piazza dei Giochi Delfici e, sulla piazza, la chiesa di Santa Chiara. Moro certamente farà una seconda sosta". Questa notizia sparirà nella nuova edizione del volume pubblicato anni dopo. La notizia dell'incontro Moro-Zaccagnini è stata confermata recentemente anche da Giovanni Galloni Galloni, all'epoca vice segretario della Dc: la mattina del 16 marzo 1978 Moro era uscito presto di casa, prima delle 9, mentre il dibattito alla Camera per la presentazione del governo era previsto per le 10. Infatti, lo statista, al momento del sequestro, "si stava recando a casa del segretario della Dc, Benigno Zaccagnini, che aveva in mente di dimettersi dalla guida del partito non appena il governo avesse ottenuto la fiducia. Moro andava da lui per scongiurare questa scelta". Come ha fatto questa informazione a finire alle Br che aspettavano Moro all'incrocio di via Fani? Quella mattina il Pci pensò, prima del rapimento, di non votare a favore del governo." Nella serata e persino nel cuore della notte precedenti, il modo come il presidente del Consiglio (Andreotti) aveva dato gli ultimi, decisivi ritocchi alla lista dei ministri, era al centro delle critiche molto vivaci della segreteria comunista", ha scritto - ricordando quella lunga notte- il giornalista Giorgio Frasca Polara in un libro edito da l'Unità e dedicato alla vita di Berlinguer. In polemica con il partito il 16 marzo Giancarlo Pajetta era rimasto a casa. Tutto sarebbe stato deciso dopo il discorso di Andreotti, ma i dissensi erano forti ed ampi. Qualcuno intercettava casa Moro, dunque? Si disse e scrisse che alla Sip le Br avevano una vera e propria brigata formata da addetti selezionati che potevano inserirsi sulle linee. Inoltre le Br potevano avere un'altra certezza rispetto a quelle finora ammesse. A Benito Cazora, un deputato Dc che si mise ad indagare in proprio sul rapimento, la 'ndrangheta segnalo' che nella parte bassa di Via Fani le Br avevano, come ipotizzò negli atti della prima indagine il giudice Guido Gusco, un centro di osservazione presso un albergo per studenti. Oppure informazioni "filtrarono" dagli ambienti vicini a Moro, anche indirettamente, come disse il primo pentito delle Br, Patrizio Peci, nei suoi verbali?