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» 2008-03-16 09:46
Ancora dubbi, quanti in via Fani e chi sparo'?
ROMA - Sono passati 30 anni dal 16 marzo 1978 ma i buchi neri nella ricostruzione della strage di via Fani, la prigionia e la morte di Aldo Moro, iniziano già con il primo atto dei 55 giorni più bui e lunghi della Repubblica. Questi buchi neri sono ancora lì in attesa di essere colmati. Alle 8:45 il commando delle Br si disloca all'incrocia tra via Fani e via Stresa, nella zona della Camilluccia. Il piano era stato messo a punto nella base di Velletri. Via Fani è una strada in discesa verso via Stresa. Nella parte alta Mario Moretti si dispone alla guida di una Fiat 128, targata CD sulla destra della strada, subito dopo via Sangemini, con il muso dell'auto verso il basso. Alvaro Lojacono e Alessio Casimirri - tutti e due sono oggi all'estero: il primo in Svizzera, l'altro in Nicaragua- erano a bordo di una Fiat 128 bianca collocata davanti alla macchina di Moretti. Una Fiat 128 blu era posteggiata, con alla guida Barbara Balzerani, sul lato opposto di via Fani, subito il crocevia con via Stresa, con il muso rivolto verso l'alto, cioé la direzione di provenienza dell'auto di Moro. L'altra auto, la Fiat 132 blu, con a bordo Bruno Seghetti era ferma in via Stresa parcheggiata contromano sul lato sinistro, a qualche metro dall'incrocio. Una A112 era parcheggiata, vuota, in via Stresa, a 20 metri da via Fani con il muso verso via Trionfale. La tecnica dell'azione venne copiata pari pari dagli uomini della Raf. Un'azione "a cancelletto". L'operazione Fritz cominciò non appena la macchina di Moro e quella della scorta sbucò dall'alto, imboccando la discesa di via Fani. La macchina di Moretti si immise sulla strada e giunta all'incrocio si piantò. La 130 di Moro cercò ripetutamente di farsi largo ma una Mini Mirror parcheggiata all'incrocio impedì lo "svincolo". La macchina di Moro e quella della sua scorta erano in trappola. La 128 bianca di Casimirri e Lojacono si mise di traverso nella parte alta dell'incrocio, bloccando il traffico. A segnalare l'arrivo delle macchine con un mazzo di fiori era stata, hanno detto i Br, Rita Algranati - scagionata ufficialmente dal processo, ma il cui ruolo è stato confermato dai partecipanti alla operazione. Era quello il segnale che il commando travestito da piloti aspettava: da dietro le siepi del bar sbucarono quattro uomini: Morucci, Fiore, Gallinari e Bonisoli che aprirono il fuoco. I primi a cadere furono, dopo che erano stati infranti i vetri anteriori, Ricci e Leonardi, l'autista e il capo scorta di Aldo Moro. Breve efficace, una "azione esemplare" nonostante la dichiarata approssimazione della preparazione militare del commando. I colpi furono sparati da distanza ravvicinata. Moro fu prelevato. Una donna lo senti dire "Mi lascino andare. Cosa vogliono da me?". Questo il "racconto-base" del rapimento fatto da Valerio Morucci, il primo a dare il quadro dell'assalto e a cui si sono rifatti tutti. Tre della scorta, in un mare di sangue, furono finiti con un colpo di grazia alla nuca: Iozzino, Leonardi e Ricci. Solo Iozzino sparò due colpi ma fu subito freddato da altri due assalitori in borghese. Dalle prime dichiarazioni i Br sono via via passati da 7 a 8, poi a 9, poi a 10 ed infine ad 11 (con l'aggiunta della Algranati, poi assolta, ed Etro). Per rapire il giudice Mario Sossi, che era senza scorta, furono utilizzati 14 Br. Venti erano stati preventivati per rapire Moro dentro la chiesa di Piazza dei Giochi Delfici. Qualcuno manca ancora oggi all'appello? Molti testimoni parlarono di una moto Honda con a bordo due che spararono avendo il volto coperto da passamontagna. Per i Br quella moto non è mai esistita. Per la giustizia è un fatto acclarato con sentenza passata in giudicato. Uno dei killer cercò di uccidere un testimone, l'ingegner Marini. Perché questo blocco? Quella presenza in moto è inconfessabile? Un uomo della 'ndrangheta, come si disse prima dell'ennesima smentita? Una diversa componente del Movimento, due autonomi, un gruppo di Prima Linea? Corrado Alunni, come sostenne sulla base di un identikit un testimone che vide un uomo alzarsi per un attimo il passamontagna? Una componente delinquenziale delle Br? La perizia balistica stabilì che vennero esplosi almeno 91 colpi; 49 furono sparati da una sola arma, uno Fna 43 o uno Sten; 22 da una pistola mitragliatrice, 5 e 3 da altre due pistole-mitra e infine 8 e 4 da due pistole semi automatiche. L'uomo che spara più colpi era in divisa e mostrava grande padronanza. E' lui che fa il grosso del "lavoro" insieme a colui che spara 22 colpi. Nella ricostruzione fatta da Morucci i Br sparano dal solo lato sinistro ma ciò non è vero. Ricci cade a sinistra, Leonardi colpito anche destra mentre cerca di girarsi per coprire Moro. Sono i due specialisti che sparano sulla macchina di Moro senza che il presidente venga colpito. Una perizia, durante il Moro-quater, ha accertato che a via Fani sparò un numero di armi superiore a quello dichiarato dai Br. Almeno 7 e non sei, da destra e sinistra: 4 mitra, 2 pistole semi automatiche -impugnate da due persone- e probabilmente un'altra arma che utilizzava proiettili calibro 7,65 parabellum. Ma i Br affermano che spararono solo in quattro: Bonisoli, Fiore, Gallinari e Morucci. A Bonisoli, però, il mitra si inceppò subito, quello di Morucci "quasi subito". A Gallinari accadde a metà raffica. Fiore ha detto che il suo M12 si inceppò "subito", che sfilò il caricatore e lo sostituì, ma che non partì alcun colpo. Tutti i mitra si incepparano. Chi sparò quindi quel giorno a via Fani?