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» 2008-03-16 09:46
Galloni: Moro come Kennedy
ROMA - I misteri ci sono e sempre più quella di Aldo Moro è una morte che ha le stesse ombre che accompagnano ancora oggi la tragica fine di John Kennedy e di suo fratello Bob. Giovanni Galloni, nel 1978 vice segretario vicario della Dc, non è un dietrologo ma un politico che ha vissuto dall'interno la complessa fase della solidarietà nazionale tra il 1975 e il 1978. Di quelli anni e della presenza di Aldo Moro e della sua politica nella Dc e nel Paese Galloni scrive nel bel volume '30 anni con Moro' - Editori Riuniti. I temi affrontati sono tanti. Unico il filo conduttore della ricostruzione politica: Moro ed Enrico Berlinguer hanno pagato, sul piano della incomprensione internazionale, la peculiarità italiana a cui i due leader politici cercarono di porre mano tra il 1976 e il 1978, gli anni della solidarietà nazionale che da molti vennero intesi come il prodromo all'inevitabile sbocco nel 'compromesso storico'. Una scelta invisa a Washington e a Mosca. Galloni avanza anche un dubbio, tutto basato su un forte ragionamento politico: che qualcosa o qualcuno sia intervenuto, il 9 maggio, nell'ultima fase della trattativa tra Br e Stato, quella che era stata politicamente accettata anche dagli americani e che mirava alla restituzione alla famiglia di un Moro non più protagonista della politica italiana.

Perché dunque non pensare - si chiede Galloni - che l'uccisione della scorta e di Moro, altro non siano stati che "l'equivalente di un colpo di Stato militare" e che a questo abbiano dato una loro collaborazione, in modo indiretto, i servizi segreti Usa, quelli italiani, strettamente dipendenti, e quella "particolare massoneria segreta che si è denominata P2"?. Galloni spiega che il Presidente della Dc non voleva il compromesso storico, cioé una stabile coabitazione di governo - e potere - tra Dc e Pci. Prima del 1981 il Pci, secondo Moro, avrebbe dovuto sganciarsi definitivamente da Mosca e la Dc accentuare la sua vocazione popolare e democratica, rompendo a destra. L'obiettivo era quello di avere due forze moderne, entrambe adeguate al governo di una nazione dell'Occidente e che avrebbero quindi potuto scontrasi senza timori che il sistema fosse "bloccato" dai timori dell'una o dell'altra superpotenza. L'Italia così sarebbe diventata politicamente adulta. Nel libro viene ricostruita la lunga inimicizia tra Moro e Kissinger che data almeno dal 1969 quando alla "strategia dell'attenzione al Pci", varata da Moro, si rispose con la "strategia della tensione" a colpi di bombe. Passo dopo passo, si arriva alle minacce politiche che Kissinger rivolse all'allora ministro degli Esteri nel settembre del 1974. Oltre alle testimonianze note Galloni aggiunge la sua. Moro era rimasto disgustato, fino a sentirsi male e a rientrare anticipatamente, da tutta l'organizzazione degli incontri con il Presidente Ford e Kissinger. C'erano stati ammonimenti diretti, brutali: "Ma - si chiede Galloni-: è anche la condanna a morte di Moro?". Molte le novità e le conferme sui 55 giorni. Una in particolare merita attenzione perché decisiva.Il destino di Moro poteva essere diverso da quello che conosciamo. Dopo la scoperta del covo di via Gradoli e la Duchessa si consolidò - a fine aprile- una convergenza tra socialisti, la linea Usa sostenuta da Kissinger e la famiglia Moro. Galloni rivela che questa posizione - salvare l'uomo Moro affondando il suo progetto politico - mosse anche il tentativo giocato in extremis da Fanfani che gli spiegò, tra la fine di aprile e i primi di maggio, che ormai "si trattava di salvare la vita di un uomo che, come desiderava la moglie, si sarebbe definitivamente ritirato dalla politica". Per questo il Psi, tramite Signorile, agì d'intesa con Fanfani da cui ci si aspettava un sostegno esplicito alla grazia che il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, intendeva dare alla brigatista Paola Besuschio per contribuire alla liberazione di Moro. Qualcosa però accadde, nota Galloni, che cita alcune dichiarazioni dei brigatisti che parlano della paura di essere presi tutti in trappola in quelle ore. Citando Signorile l'ex segretario Dc scrive: "Egli infatti afferma che ci fu non solo una 'resa dei conti' fissata all'interno delle Br, ma che fossero intervenute realtà esterne al brigatismo". Servizi italiani, più o meno ufficiali? Stranieri? "Cossiga si era formato la convinzione che il giorno 9 maggio Moro avrebbe potuto essere rilasciato libero e che si poteva correre il pericolo per la vita di Moro, nel caso di un conflitto a fuoco tra i suoi liberatori e i suoi carcerieri". "Lo stesso ministro degli Interni Cossiga - si chiede Galloni - ha detto veramente tutto quello che sapeva sugli ultimi giorni della prigionia di Moro?". L'ex Dc non cita una importante intercettazione telefonica di Eleonora Moro proprio alle 11,12 del 9 di maggio del '78. La signora Moro si rivolge a Sereno Freato:'' Se si riuscisse a comunicare con questa gente e a dirgli, diciamo così: 'ridatecelo, che non gli permetteremo di dare piu' fastidio nel mondò". Moro però era già morto. (ANSA).