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» 2009-07-05 17:10
Da shock petroliferi a crisi globale, storia del vertice
ROMA - La storia del G8 affonda le sue radici agli inizi degli anni '70, quando le grandi crisi petrolifere, e la necessita' di risposte alla recessione che ne derivava, diedero vita all'idea di un forum tra i maggiori Paesi industrializzati. Nel 1974 gli Usa promossero così il Library Group, gruppo tra le leadership finanziarie di Germania, Gb, Francia, Giappone, oltre agli stessi Stati Uniti. La prima riunione 'ufficiale' del gruppo, che all'Aquila registrerà così il suo 35/mo incontro, risale però al novembre 1975, quando - a Rambouillet, in Francia - l'allora presidente Valery Giscard d'Estaing, convocò un summit cui partecipò anche l'Italia, formando così il primo gruppo dei Grandi: il G6, dove 'G' sta per Grandi, dall'inglese 'Great'.

La riunione, nata per affrontare la crisi petrolifera, fu l'occasione per affermare l'idea di un incontro annuale tra le maggiori potenze industriali per coordinare le strategie politiche ed economiche. L'anno dopo, alle 6 potenze si aggiunse il Canada, e nel '77 la Cee. Da G6 il Gruppo divento' G7: formato che proseguì negli anni, registrando la partecipazione di altri Paesi (nel '91 l'Urss). Nel 1994, al vertice di Napoli, venne costituito il P8 ('P' sta per politici), formato dalle potenze costituenti il G7 più la Russia. Le riunioni di questo nuovo gruppo avrebbero dovuto svolgersi alla conclusione dei vertici del G7 ma nel 1997, a Denver, Mosca partecipò anche al G7 che, così, dall'anno dopo divenne G8, in occasione del summit di Birmingham. Nei Paesi del G8 vive circa il 13% della popolazione mondiale, ma vi ha origine quasi il 60% del Pil del Pianeta e 7 degli 8 Paesi membri sono ai primi dieci posti per Pil nominale. Se l'obiettivo iniziale fu quello di affrontare le crisi economiche della metà degli anni '70 - in particolare lo shock petrolifero e la riforma del sistema monetario internazionale dopo la fine del sistema di Bretton Woods e l'abbandono della convertibilità in oro del dollaro - i temi iniziarono poi ad ampliarsi. Passando dalla macroeconomia (commercio internazionale, rapporti con i Pvs) alle sue conseguenze microeconomiche (occupazione, ambiente), ai problemi legati alla criminalità organizzata, alla diffusione degli stupefacenti, al controllo degli armamenti, al terrorismo. Temi per i quali si è sviluppata una rete di incontri di supporto, a livello ministeriale: ministri Commercio (1982), Affari Esteri (1984), delle Finanze (1986), Ambiente (1992) e Lavoro (1994). Il G8, che non è un'organizzazione internazionale ma un quadro di incontri informali al massimo livello, ha visto nel corso degli anni affiancarsi ai summit dei capi di Stato e Governo e alle 'ministeriali' anche gruppi di lavoro: salute, sviluppo, nucleare, riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico e lotta alla criminalità. I ministri dell'Economia e delle Finanze continuano comunque a riunirsi in formato G7, mantenendo una propria specifica competenza in materia economico-finanziaria rispetto al G8. Le dichiarazioni non hanno carattere vincolante, ma costituiscono impegni politici al più alto livello e indicano gli indirizzi delle principali democrazie industrializzate su temi-chiave quali la finanza, lo sviluppo, la pace, l'ambiente. Dagli anni Novanta la liberalizzazione dei mercati dei capitali e l'incremento dei relativi flussi, insieme all'ascesa delle economie emergenti e alla complessità delle nuove sfide (dal contrasto al cambiamento climatico alle politiche di sviluppo) hanno spinto il G8 a promuovere il dialogo con i Paesi in via di sviluppo, ed in particolare con l'Africa. A partire dal vertice di Heiligendamm è stato avviato un dialogo rafforzato con le principali economie emergenti (Hdp - Heiligendamm dialogue process) su investimenti, energia, innovazione e sviluppo. Il primo biennio Hdp si conclude quest'anno. Le presidenze G8 ruotano in ordine - Francia, Usa, GB, Russia, Germania, Giappone, Italia e Canada - mentre l'Ue non partecipa alla rotazione ma è a pieno titolo nel G8 (con il presidente della Commissione ed il capo di Stato o Governo della presidenza di turno). Il Consiglio europeo è presente come osservatore.