Africa: dimenticata a lungo, ora e' una polveriera
NAIROBI - L' Africa, un continente troppo a lungo dimenticato e ormai divenuto una polveriera pronta ad esplodere, sarà in primo piano al G8 dell'Aquila. E' la prima volta che questo tema entra ufficialmente nell'agenza del vertice, e la speranza è che gli impegni che emergeranno non saranno solo formali, ma si tradurranno in atti concreti.
Nel summit G8 svoltosi a Gleaneagles nel 2005 fu concordato di raddoppiare gli aiuti destinati alla cooperazione in Africa fino ad arrivare a 50 miliardi di dollari, ed allo 0,51 dei Pil nazionali, entro il 2010, e allo 0,7 entro il 2015. Pochi lo hanno fatto; qualcuno lo ha perfino superato, o vi si é avvicinato; molto lontani Italia a Francia. Intanto in Africa si continua a morire come mosche per fame, mancanza di acqua, malattie curabilissime (al di là del flagello dell'Aids che sconvolge soprattutto la regione subsahariana), di parto. La fame e la povertà, già da sempre devastanti, stanno avanzando a passi da gigante poiché la crisi internazionale, seppur con qualche ritardo, si è abbattuta come una ghigliottina su economie già debolissime (e mal strutturate: forti disequilibri nella distribuzione, corruzione senza freno), portando ad aumenti esorbitanti del costo del cibo: una carestia a cui la popolazione non può far fronte. Se non si pone un freno a questa deriva che accelera, l'Africa apparirà sempre più come un cimitero nel cuore del quale è innescata una spaventosa bomba in grado di far saltare tutti gli equilibri politici.
Lo ha denunciato con molta precisione Amnesty International alla fine di maggio nel suo rapporto annuale. "L'aumento della povertà -si legge tra l'altro nel documento- le disperate condizioni economiche e sociali potrebbero condurre all'instabilità politica ed a violenze di massa... siamo seduti su una polveriera fatta di sperequazioni, ingiustizie ed insicurezza che sta per esplodere". Per non parlare delle guerre che attraversano il continente da nord a sud, da est ad ovest. Non certo un tema che il G8 potrà affrontare direttamente, ma uno scenario tragico di cui si deve tenere estremo conto, poiché non può sfuggire che solo bloccando la povertà, le sperequazioni e la strage degli innocenti si potrà sperare di riaprire sentieri di pace. Prima - al di là della tragedia dell'immigrazione e solo per fare qualche esempio - che la Somalia, devastata anche da una pirateria incontrollata che crea enormi problemi economici nel trasporto internazionale, diventi un Afghanistan sul Golfo di Aden; prima che tutti dimentichino il martirio del popolo del Darfur; che Etiopia ed Eritrea riprendano a combattersi, così come Nord e Sud Sudan, prima che l'enorme buco nero della Nigeria -tra i principali produttori petroliferi del mondo- vada completamente fuori controllo con conseguenze catastrofiche anche sull'economia. Ma tutto ciò deriva da quella marea -centinaia di milioni di persone- di gente che si aggira per le strade e per le campagne senza speranza, con gli occhi vuoti. Un piccolo giro in uno qualunque dei gironi infernali che senza soluzione di continuità sono disseminati in Africa varrà più di qualunque perfetto calcolo macroeconomico, farà ricredere quegli occidentali che continuano a chiedere gabelle esose alle esportazioni africane. Qui la gente muore nell'indifferenza, non sa cosa è il G8 né la Banca Mondiale: muore perché non ha cibo, né acqua, né zanzariere per evitare che la malaria falcidi i bambini. Dunque le cancellerie africane sperano che dal G8 emergano non solo impegni concreti -che dovranno passare, come ha indicato la Casa Bianca, attraverso un approccio più coordinato nella lotta per lo sviluppo e la lotta alla fame la cui chiave di volta è indicata nel rilancio dell'agricoltura- ma la presa di coscienza che aiutare l'Africa non è solo un obbligo umanitario, ma un investimento politico. Se il continente esplode, l'effetto domino sarà spaventoso per tutto il mondo. E non moriranno più solo gli africani.