PECHINO - La Cina è "fermamente contraria" all' imposizione di una "tassa sul carbone" che penalizzi i prodotti dei Paesi in via di sviluppo che non si impegnano nella riduzione delle emissioni di gas inquinanti nell' atmosfera. Lo afferma oggi il ministro del commercio di Pechino, a pochi giorni dall' apertura del G8 dell' Aquila. Parallelamente al vertice, al quale la Cina è invitata insieme ad altri quattro Paesi in via di sviluppo per il tradizionale dialogo con i Paesi industrializzati, si svolgerà il Major Economies Forum on Climate (una strumento di dialogo lanciato in marzo dal presidente americano Barack Obama) al quale prenderanno parte i rappresentanti di 19 Paesi.
Illustrando ieri in una conferenza stampa la posizione che verrà sostenuta dalla Cina in quelle sedi, il viceministro degli esteri He Yanfei ha detto: "...noi siamo decisamente contrari a tutti i tentativi di promuovere il protezionismo commerciale sotto il pretesto dei cambiamenti climatici". Nel comunicato, il ministero del commercio aggiunge che l' imposta "danneggerebbe gravemente gli interessi dei Paesi in via di sviluppo e innescherebbe controversie nel sistema del commercio internazionale". La Cina, prosegue il comunicato, "ha un atteggiamento positivo" ed ha "agito concretamente nell' affrontare i cambiamenti climatici". L' istituzione di un' imposta punitiva ai Paesi che non si impegneranno concretamente a ridurre l' inquinamento (ma non prima del 2025) è contenuta nella nuova legge sull' energia pulita approvata dal Congresso degli Stati Uniti la scorsa settimana.
La legge deve ancora essere approvata dal Senato. Il 70 per cento dell' energia consumata in Cina proviene dal carbone e Pechino vuol mantenere un ritmo elevato di crescita economica, circostanze che limitano la portata delle sue iniziative. Uno dei negoziatori di Pechino per i problemi del clima, Su Wei, sostiene che la Cina non intende accettare limiti fissi come quelli stabili per i Paesi industrializzati, ma che ha allo studio delle misure unilaterali per ridurre le emissioni di gas inquinanti. Fino ad ora, l' unico impegno preso da Pechino è contenuto nel piano quinquennale in corso, che prevede una riduzione di circa il 20 per cento delle emissioni per unità di Prodotto Interno Lordo (Pil) entro il 2010. L' impegno, che non necessariamente verrà mantenuto, è molto di sotto di quello che le viene richiesto dai suoi partner sviluppati. Allo stesso tempo Pechino chiede impegni precisi ai paesi sviluppati ed in particolare agli Stati Uniti. Cina ed Usa sono i principali inquinatori dell' atmosfera e insieme producono più del 40 per cento dei gas inquinanti. Senza un accordo tra Cina ed Usa difficilmente sarà possibile arrivare ad un significativo accordo al vertice mondiale sul clima che si terrà a Copenaghen in dicembre. Il vertice dovrebbe produrre un Trattato che sostituisca quello di Kyoto, che scade nel 2012. La presidente del Congresso Usa Macy Pelosi, che in maggio si è incontrata con i responsabili cinesi per il clima, "...ci dicono che se noi non facciamo qualcosa, loro non faranno nulla...anch'io penso che noi (gli Usa) dobbiamo fare di più, ma quella è una strada che dobbiamo percorrere insieme".